Se la II Guerra Mondiale avesse avuto un epilogo diverso, oggi conosceremmo e celebreremmo un'altra resistenza, una resistenza del tutto sconosciuta agli italiani perchè tenuta accuratamente celata dall'antifascismo.Oggi ricorderemmo tantissimi eroi fascisti che, durante l'occupazione alleata nel sud Italia, condussero la resistenza contro il governicchio del re traditore e contro l'esercito anglo americano.
Sopra tutti va ricordato il comandante principe Valerio Pignatelli che era stato valoroso comandante di arditi nella prima guerra mondiale, comandante di Dubat in Africa Orientale, comandante di Frecce nere in Spagna e anche comandante di paracadutisti.
Egli, con lo straordinario aiuto della moglie Maria PIgnatelli, altra grande eroina della resistenza fascista, organizzò validi e combattivi nuclei insorgenti sia in Calabria che a Napoli.
Sia il principe che la moglie vennero catturati dagli anglo-americani grazie alla delazione di un traditore, poi processati, torturati e incarcerati.
Un altro famoso gruppo si insorgenti palermitani diede vita ad un giornale clandestino "A Noi!".
Memorabile resta l'episodio che vide i giovani del gruppo “A Noi” lanciare molte copie del loro giornale dal loggione del Teatro “Biondo”. Il pubblico in sala, visto di cosa si trattava, reagì inneggiando al Duce e al Fascismo e cantando inni fascisti.
Come non menzionare poi gli eroi di Comiso che per tanto tempo riuscirono a tenere testa all'esercito badogliano, dopo aver dichiarato la "Repubblica di Comiso" e che dovettero arrendersi solo ai bombardamenti degli anglo-americani? Fu lo stesso Mussolini a conferire dalla R.S.I. una medaglia d'oro a questi eroici combattenti siciliani. V'è da dire però una cosa estremamente importante.
Se questi nuclei resistenziali fascisti non diedero inizio ad una vera e propria guerra civile nel sud Italia, questo è dovuto alla precisa volontà di Mussolini che non volle, per combattere gli invasori, che si scatennase anche una feroce lotta fratricida tra italiani.
Se nel regno del sud non vi fosse stato il governo traditore di Badoglio, la reazione fascista sarebbe stata durissima e forse gli alleati sarebbero stati ricacciati in mare.
Quella decisione del Duce basterebbe da sola a rendere agli italiani, gli italiani che ne hanno bisogno, il senso della sua grandezza.
Per ricordare queste pagine così importanti per la nostra memoria, ho deciso di riportare periodicamente articoli reperiti in rete, dai quali è possibile conoscere nei particolari le storie ed i personaggi a cui ho fatto accenno.
Quello che segue è il primo.
Continua a leggere!LA RESISTENZA AL SUD -ASPETTI SCONOSCIUTI DEL SUD- (Articolo ripreso da “La voce del sud”) Mario Varesi fonte:(http://www.italia-rsi.org)
Si ricordano da 50 anni le azioni partigiane, con tanto di monumenti, lapidi, onorificenze militari, tuttora conferite. Nessuno, o quasi, ricorda invece l'ostilità della gente del Sud agli invasori alleati. Vero: non ci fu qui guerriglia armata, ma ostilità e propaganda patriottica. Ciò per volontà precisa di Mussolini, che volle escludere il fratricidio della lotta civile e il rischio di rappresaglie anglo-americane. Volontà espressa alla Principessa Maria Pignatelli di Cerchiara, che attraversò i fronti, prima per abboccarsi col Duce, poi per rientrare a Napoli e comunicare al marito Valerio le direttive ricevute. Furono perciò riannodati clandestinamente i gruppi delle “Guardie ai Labari”, costituiti dal P.N.F. dal 1943 in previsione di sbarchi nemici. Responsabili dei gruppi furono, in Sicilia, Santagati, Russo e d'Alì, l'avv. Luigi Filosa in Calabria, l'Avv. Nando di Nardo a Napoli. Buon gioco all'attività dei gruppi furono: - l'economia sempre più disastrata; - l'inflazione galoppante, con le amlire stampate dal governo militare alleato; - il ritomo della mafia al potere, compenso per l'aiuto all'invasione; - la cresta rialzata della dirigenza prefascista, spazzata dal fascismo; - il blocco dei salari; - la riduzione del pane da 300 a 200 grammi, favorendo il mercato nero. Così il 19 ottobre 1944 si scatenò la repressione dei soldati della Div. Sabaudia, che spararono contro la folla in dimostrazione alla prefettura di Palermo al grido: “Pane, lavoro”. Ulteriore scintilla la chiamata alle armi delle classi 1922-1923-1924, per combattere contro la Germania e la R.S.I., mobilitazione sostenuta dai comunisti, ancora una volta dimentichi delle istanze popolari. A pieno diritto la gente negava fiducia al regno del Sud, fatto da quegli stessi politici e militari che il 25 luglio proclamarono “La guerra continua”, l'8 settembre tradirono la Germania e il popolo italiano, che il 9 fuggirono a Brindisi in braccio agli angloamericani, abbandonando i soldati, il 13 ottobre dichiararono addirittura guerra alla Germania. Così a Chiaramonte Gulfi iniziarono quelle manifestazioni, esplose poi a Comiso con testarda gagliardia. Si scriveva sui muri e si ripeteva in improvvisati comizi: “Non presentatevi”, “Presentarsi significa servire i Savoia”, “Non vogliamo andare contro i fratelli del Nord”. E così a Noto, Naro, Piana degli Albanesi, Ramacca Giarratana, Modica, Scicli, ecc. Anche le forze di polizia inviate furono disarmate e respinte. Il 6 gennaio 1945 la rivolta di Ragusa si diffuse ai paesi limitrofi: Vittoria, Acate, Santa Croce Camerina, Chiaramonte. Ripresa Ragusa dai governativi dopo dura battaglia, Comiso restò per una settimana a vivere la sua indipendenza con la repubblica di Comiso, fondata il 6 gennaio 1945: comitato di salute pubblica, squadre per l'ordine interno, distribuzioni di viveri a prezzi di consorzio, impossibilità di lasciare la città, pena di morte per i ladri. Il 6 gennaio furono respinti 10 autocarri militari e una littorina da Palermo con 70 carabinieri. Respinta altra littorina l'8 gennaio. Occupato l'aeroporto. Da Roma Bonomi telegrafò ad Aldisio: “Azione per stroncare definitivamente sedizione deve essere condotta a fondo e senza alcuna incertezza”. L'11 gennaio il Gen. Brisotto circondò la città. I bombardieri inglesi sono pronti a Licata per bombardare. “Se Comiso non si arrenderà, sarà distrutta”. Intervenne allora la popolazione e, tramite il clero, si addivenne alla resa. Queste le condizioni: deporre le armi, nessuna rappresaglia. Fu illusione: più di 2000 comisani languirono a Ustica, amnistiati solo nel 1946 per la proclamazione della Repubblica Italiana. Peccato che nessuno ricordi questa fedeltà alla patria, una dalle Alpi a Linosa. Anche questa è storia, locale, sia pure in un quadro generale: soprattutto senza colpo alla nuca e pugno chiuso.
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