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"Tutto sarà fatto nel nome della democrazia, della giustizia e della libertà, un paravento dietro il quale si nascondono gli interessi del più sudicio capitalismo, venga questo da Londra, da New York o da Mosca. Il popolo italiano vivrà un periodo amarissimo, che vedrà scardinati tutti i principi dell’onestà e della morale (...) Tutti avremo le nostre colpe, ma bisogna riconoscere che il destino è crudele. Noi, dopo tutto, non cercavamo che un pezzo di pane meno ingrato. Noi combattiamo per imporre una più alta giustizia sociale. Gli altri combattono per mantenere i privilegi di casta e di classe. Noi siamo le nazioni proletarie che insorgono contro i plutocrati. Non può durare l’assurdo delle carestie artificiosamente provocate. Esse denunciano la clamorosa insufficienza del sistema." Benito Mussolini, Aprile 1945



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Gravi ingiustizie sono all'ordine del giorno ed è impossibile, nel corso del tempo, conservarne la coscienza e la memoria. In questo spazio mi propongo di archiviare tutte le notizie che riportano i crimini compiuti dal nostro sistema democratico, garantista e liberale a danno della gente onesta e a tutto favore di assassini e delinquenti di ogni risma. Così, tanto per riflettere...
-Storie di ordinaria ingiustizia nel "favoloso" sistema demo-liberale-
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giovedì 2 luglio 2009

Un Oscar per Neda

Tanto per chiarire in anticipo che il mondo non è affollato solo da idioti e da ingenui, menziono una delle non rare, ma solo un pò scarse, eccezioni.

Thierry Meyssan è un giornalista e scrittore francese, nonchè politico militante nell'area radicale e gay dichiarato.
Per quanto concerne i gusti politici, oltre che sessuali, certamente non posso personalmente avere nulla in comune con il sig. Meyssan, tuttavia a lui non può non andare tutta l'ammirazione di cui sono capace perchè è una delle rare voci realmente libere, informate ed intelligenti.

Soprattutto egli conosce molto bene il vero volto della diabolica triade anglosassone-israeliana e delle azioni, condotte a vari livelli e con varie tecniche, messe in atto da costoro in ogni angolo del mondo ove vi sia una situazione politico-economica e strategica contraria ai loro interessi.

Con i suoi due libri, L'incredibile menzogna e Il pentagate, Meyssan ha dimostrato, con una massiccia testimonianza documentale, come ciò che è accaduto l'11 settembre 2001 a New York e al Pentagono sia qualcosa di completamente diverso da quanto appositamente confezionato ad arte per il popolo americano ed il mondo intero, chiamando in causa la diretta responsabilità e la regia del governo USA.
Il risultato, più che onorevole a ben vedere, è che Meyssan è attualmente considerata persona non gradita dal governo americano.

Egli è anche presidente di una associazione chiamata Rèseau Voltaire con la quale si batte per la piena libertà di pensiero e di espressione e dirige il sito www.voltairenet.org/ dove è possibile leggere anche in italiano i suoi preziosi articoli.

Ovviamente quanto sta accadendo in Iran non è sfuggito alle analisi argomentate ed alle denunce precise di Meyssan. Basta dare uno sguardo sul sito su menzionato e si può leggere in modo dettagliato delle strategie, le tecniche ed i mezzi con i quali gli angloamericani hanno avviato e diretto la crisi iraniana, montando il crescendo degli avvenimenti, a partire dal falso broglio elettorale e via andando con le varie messe in scena delle manifestazioni divulgate con l'ausilio di video e testimoni fasulli.

E da questo punto di vista, purtroppo, la paura che ha scosso il governo di Ahmadinejad e la conseguente opera di censura generale, non ha fatto altro che fare il gioco degli organizzatori occulti.

Difficile da credere dite? Il solito complottismo anti-americano? Ammetto che qualche dubbio ha sfiorato anche me, ma non troppo, almeno fino a quando non mi sono imbattuto in quella che secondo me è una prova tangibile che potete verificare tutti. ...


Avrete sentito parlare certamente di Neda, la ragazza che sarebbe stata uccisa durante una delle prime manifestazioni e del video che la riprende mentre giace morente sull'asfalto. Questo avvenimento è stato di importanza cruciale per l'escalation di violenza che ne è seguita, con l'intensificarsi delle manifestazioni successive (corredate finalmente di tanto di quadretti con il martire, accessorio necessario per "cortei a regola d'arte") e della conseguente dura repressione della polizia e le inevitabili vittime (magari qualcuna anche vera).

E si, perchè quella di Neda ha tutta l'aria di essere una clamorosa "sola" sfuggita a i più, tutti quelli ansiosi di gridare alla resistenza contro la terribile dittatura illiberale e oppressiva di Ahmadinejad.

Con lo stesso filmato sono stati confezionati più video, tutti presenti su Youtube, e vanno da quelli della CNN, con il volto di Neda opportunamente ofuscato, alle clip montate dai vari "partigiani" del web.

Quello che segue è il video senza aggiunte od omissioni.

Si vede inizialmente il corpo della ragazza attorniata da due persone, con la parte inferiore sporca di sangue; le braccia sono piegate e si vede chiaramente la mano sinistra che stringe qualcosa; si nota poi come ella apra gli occhi e cominci a guardare intorno finchè non fissa qualcuno che subito si avvicina e si frappone avanti alla videocamera, un istante dopo si riesce a vedere molto bene come Neda si avvicini la mano sinistra sulla bocca e si versi, da qualcosa simile ad una fiala che stringe in pugno, del liquido rosso che comincia a colare sul viso, dopo di che si nota molto bene come ritragga subito la mano dopo aver fatto roteare il polso nel classico movimento che si fa quando si smette di versare il liquido da un recipiente.

Consiglio di visionare la sequenza a schermo intero, anche se la definizione è bassa, e di stare attenti in modo particolare ai fotogrammi che intercorrono da 0:09 a 0:13.



Ad avvalorare la netta impressione di trovarsi di fronte ad una clamorosa montatura, si aggiunge anche l'incredibile collezione di foto da modella che ritraggono Neda bella e viva e che ha invaso il web, oltre, addirittura, ad un altro filmato che riprende Neda in compagnia del padre mentre camminano nel corteo e vengono curiosamente seguiti da una videocamera, come se qualcuno già sapesse che di lì a poco sarebbe accaduto qualcosa alla ragazza. Non si capisce infatti, perchè qualcuno si sarebbe preso la briga di seguire i due e filmarli, se non perchè sapeva già di dover diffondere il filmato di una ragazza che sarebbe diventata famosa come martire della libertà degli iraniani.

Quanto vi ho descritto non potrà sfuggirvi, anche perchè ho constatato che c'è già tanta gente che si è accorta del trucco, degno del più sfortunato mago Casanova, e della conseguente messa in scena che è stata attuata a tutto consumo degli ingenui idioti che popolano il "grande regno della libertà e della democrazia" in lotta contro il "diavolo" di turno (Ahmadinejad in questo caso).

Alla bella Neda un premio Oscar ci vuole tutto, bisogna solo decidere se per la migliore interpretazione o per gli effetti speciali.

La consegna dell'omino dorato è giusto che la faccia Barack Obama in persona, non vedo chi altri. E in quanto a noi, in fondo le vere vittime, non può che toccarci un bel "boccalone d'oro", gigante però, per compensare tutto ciò che finora ci siamo bevuti senza fare una piega e per tutto ciò che continueremo a berci.

Ah, dimenticavo: "viva Ahmadinejad, il legittimo presidente iraniano democraticamente e regolarmente eletto!".

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sabato 27 giugno 2009

Il carteggio Mussolini-Churchill, la copia sotterrata

Non v'è dubbio che il "carteggio" di Mussolini (l'insieme dei documenti che il Duce portò con sè fino all'ultimo giorno) rappresenti un elemento di fondamentale importanza, qualora se ne conoscesse l'esatto contenuto, per la riabilitazione completa della figura del capo del fascismo, ovviamente da un punto di vista della storiografia ufficiale e a tutto beneficio di quanti ad essa abbiano sempre preferito dare credito.

(Milano 23 aprile 1945, Cortile della Prefettura si notano, a sinistra del Duce, Elena Curti ed a destra Alessandro Pavolini)

Le testimonianze dirette sull'esistenza del famigerato carteggio, di cui la parte più importante è la corrispondenza segretissima con Churchill, sono innumerevoli e vengono da più fonti, come abbondanti sono anche quelle indirette. Queste testimonianze spesso fanno riferimento anche alle motivazioni che spinsero Mussolini a non abbandonare quei documenti e a riprodurli in più copie, affidandole a persone diverse, in modo che maggiori sarebbro state le possibilità, dopo la sua morte, che il mondo ne sarebbe venuto a conoscenza.

Inizialmente egli si illuse che gli alleati avrebbero voluto processarlo, ed in effetti gli americani propendevano in questo senso, ma non gli inglesi che avevano molto da temere da Mussolini vivo, ancor peggio se in possesso di certi documenti, e che fecero di tutto e di più per mettere le mani sulle varie copie del carteggio, lasciando ai partigiani il gradito compito di eliminare fisicamente il Duce.

Il comportamento inglese comprova quanto Mussolini asseriva, riferendosi a quelle carte, e cioè che il loro contentuto avrebbe sorpreso il mondo intero, rivelando i veri responsabili di quella guerra e riabilitando tanto l'Italia quanto la Germania. In definitiva, persa la guerra, egli avrebbe vinto la pace.

L'articolo che vi presento, apparso sul quotidiano online La Voce, riporta la ricostruzione storica del prof. Alberto Bertotto che ha seguito la pista di una di quelle copie del "carteggio", affidata da Mussolini nelle mani di un ufficiale tedesco che lo accompagnava durante la ritirata verso il Ridotto della Valtellina.

fonte: La Voce


A distanza di 70 anni si cerca ancora la misteriosa documentazione segreta
E’ sotterrato in Italia il carteggio Churchill-Mussolini?
-Suggestiva ipotesi del prof. Alberto Bertotto-

Molti documenti importanti che Mussolini portava con se al momento dell’epilogo
gli sono stati confiscati dai partigiani della 52° brigata Garibaldi, quelli che
lo hanno arrestato sulla piazza di Dongo alle 15,30 del 27 aprile 1945. Gli
incartamenti erano racchiusi in tre borse di cuoio marrone. Una era stata
consegnata dal Duce al fratello di Claretta Petacci, Marcello, la seconda la
custodiva l’ufficiale d’ordinanza del leader fascista, Vito Casalinuovo
(colonnello della Guardia nazionale repubblicana), la terza Mussolini se la
portava personalmente appresso. Tuttavia non erano questi le carte mussoliniane
più scottanti (il carteggio Churchill-Mussolini?).In un bel libro di accalorate
memorie, “Il chiodo a tre punte”, pubblicato nel 2003 da Gianni Iuculano
Editore, la oggi ottantasettenne Elena Curti, una figlia naturale di Mussolini,
ha scritto: "Mussolini salì sull’autoblinda a Menaggio (ore sei del 27 aprile
1945) senza mai abbandonare una busta di pelle marrone di un 25-28 centimetri
per 18 circa che teneva tra le mani. Una volta seduto, si mise la busta sulle
ginocchia e vi appoggiò sopra le mani con fare possessivo. Mi guardava: ‘Qui ci
sono dei documenti di estrema importanza. Qui c’è la verità di come sono andate
le cose e chi sono i veri responsabili della guerra. Non solo gli italiani, ma
soprattutto gli inglesi e gli americani devono saperlo e tutto il mondo si
sorprenderà’. Mi affrontava come al solito, ponendo il tema direttamente, senza
preamboli. Spesso mi sono domandata che cosa mi avrebbe risposto se gli avessi
chiesto spiegazioni. Forse sapremmo qualcosa di più su quei fantomatici
documenti di cui si è tanto parlato, forse sapremmo in che consisteva la
‘verità’. Quando il Duce scese dalla blindo, vestito da sottoufficiale della
Luftwaffe (Flak), portava la busta di pelle con sé. Le sue dimensioni gli
permettevano di nasconderla sotto la giacca".Nel 1995 il noto
giornalista-scrittore Raffaello Uboldi ha dato molta importanza a queste
parole.
Gli erano state riferite dalla signora Curti nel corso di una lunga
intervista telefonica.
Il che lo ha indotto a scrivere un articolo, “Quella
busta che mio padre teneva stretta”, pubblicato il 17 settembre su un quotidiano
milanese. Era la seconda volta che si parlava sulla carta stampata, con una
dovizia di dettagli, del contenuto del piccolo involucro marrone conservato con
religiosa cura da Mussolini in fuga verso il Ridotto alpino repubblicano: la
Valtellina (già in precedenza Elena Curti, prima degli anni sessanta, aveva
detto le stesse cose ad un’altra testata giornalistica) (E. Curti, comunicazione
personale). Accompagnato dalla Curti e da altri fedelissimi in camicia nera, il
Duce voleva consumare, tra i picchi innevati delle alpi, il virile ed agognato
olocausto redentore, un sudario di ferro e fuoco che Alessandro Pavolini, il
segretario del Partito fascista repubblicano, aveva da tempo simbolicamente
iconizzato (V. Podda, Morire con il sole in faccia, Ritter, 2005).Ha annotato il
gerarca fascista Asvero Gravelli (Mussolini aneddotico, Latinità, s. d.),
riferendo un fatto accaduto nella Prefettura di Milano il 20 aprile del 1945:
"Mussolini sollevò lo sguardo su di me che gli stavo di fronte, lentamente portò
la mano sinistra sulla parte destra interna della giubba, ne estrasse un
pacchetto di carte, legato, e protendendolo verso di me, esclamò: ‘Gravelli!
Bisogna resistere ancora un mese: ho tanto in mano da vincere la pace.
Combatteremo e moriremo bene, se necessario, ma ricordatevi (e qui scandì le
parole sillabando) ho tanto in mano da giocare la pace’".Scortata da un reparto
tedesco di circa 300 uomini appartenenti alla Luftwaffe, la colonna Mussolini,
in ripiegamento verso Sondrio, era stata bloccata a poche centinaia di metri da
Dongo (Musso) a causa di uno sbarramento stradale messo in posa dai garibaldini
che operavano sui contrafforti dell’alto Lario. Dopo un estenuante trattativa, i
partigiani avevano consentito ai soli nazisti la facoltà di proseguire verso il
nord. Prima però era necessario che i camion della Luftwaffe fossero ispezionati
sulla piazza di Dongo per escludere l’eventuale presenza di infiltrati fascisti.
Questi, infatti, si dovevano consegnare ai patrioti comunisti che erano scesi
dal monte Berlinghera per partecipare all’ultima fase del moto insurrezionale.
Il tenente delle SS Fritz Birzer (comandante della scorta tedesca che doveva
proteggere il capo fascista), il capitano Otto Kisnat (Kriminal Inspektor alle
dipendenze dei servizi segreti di sicurezza del Sichereits Dienst e addetto alla
persona del Duce) ed il capitano Hans Fallmeyer (responsabile del reparto della
Luftwaffe) hanno concordemente deciso di tentare di mettere in salvo Mussolini
(mettere in salvo è forse un eufemismo): lo volevano nascondere, confuso tra gli
avieri del Reich, su uno dei loro automezzi. Per la bisogna il Duce ha indossato
un cappotto ed un elmetto delle truppe del Fuhrer ed in mano gli è stata messa
una machinepistole calibro 38.Prima però c’è stato un importante colloquio. In
realtà, tale dialogo interlocutorio non è stato dovutamente vagliato (o forse
troppo) dagli storici che si sono interessati sull’argomento dei carteggi
mussoliniani. Ha scritto il giornalista Giuseppe Grazzini (A Dongo Mussolini
aveva un pacchetto in tasca, Epoca, 17 ottobre 1965, n. 786): "Mussolini, per
quanto riluttante, finisce per cedere ed indossa il famoso cappotto. Nella tasca
interna della giacca egli ha ancora l’ultima delle ultime carte, il pacchetto
dei documenti che probabilmente è quello che ha fatto vedere a Gravelli (ed alla
Curti, ndr), pochi giorni prima. E’ un plico involtato in carta catramata,
spesso due centimetri. ‘In vostre mani sarà più sicuro’, dice Mussolini
consegnando il plico al capitano Kisnat. ‘Comunque, se come temo non dovessimo
più rivederci, farete in modo che i documenti qui raccolti vengano un giorno
pubblicati’. Kisnat è commosso. ‘Sono certo’, risponde, ‘che tutto andrà per il
meglio’. Mussolini lo guarda, sorride tristemente e crolla il capo. ‘Siamo alla
fine, capitano’, gli dice. Poi la colonna si rimette in marcia. Il giorno dopo,
quando Mussolini è già caduto sotto i colpi del colonnello Valerio, Otto Kisnat
si avvia con gli altri militari tedeschi verso il confine svizzero. I partigiani
hanno assicurato via libera, a patto di consegnare le armi e gli automezzi e di
subire una minuziosa perquisizione. E’ a questo punto che Kisnat, poco prima
dell’ultimo posto di blocco (Ponte del Passo, ndr), decide di liberarsi del
plico. Lo infila nella custodia di metallo del suo necéssaire ed interra la
scatola in un punto vicino alla strada. Chi cerca di ricostruire gli ultimi
giorni di Mussolini, nella confusione di mille testimonianze contrastanti, trova
soltanto un elemento che ricorre con assoluta certezza: Mussolini è arrivato
alla fine, tutto sta crollando attorno a lui, il tradimento e la sconfitta lo
soffocano da ogni parte, ma la sua preoccupazione è una sola, insistita,
assillante: salvare i documenti. Per il domani, ripete a tutti". Quasi
sicuramente molte carte del Duce sono state recuperate dagli agenti dei servizi
segreti alleati. Che in Inghilterra siano finiti papiri sequestrati a Mussolini
in quel di Dongo lo ammettono gli stessi storici inglesi (R. Lamb, Mussolini e
gli inglesi, TEA, 2002). Ma qualche cosa non è a Londra (Foreing Office) o a
Washington (Cia). Chiosa, infatti, il Grazzini: "I documenti più importanti,
quelli che Mussolini tenne fino all’ultimo nella tasca della giacca, dove noi
mettiamo il portafoglio, sono ancora sepolti a pochi passi dal confine svizzero,
nella scatola arrugginita dove vent’anni fa il capitano del Sichereits Dienst
Otto Kisnat aveva tenuto il rasoio e le lamette da barba. Fino a quella sera
d’aprile, quando nel più anonimo dei necéssaire entrò un pacchetto di carta
catramata, spesso due centimetri. In quel plico, quasi sicuramente, ci sono i
messaggi segreti che Churchill mandò a Mussolini. Prima della guerra. E durante
la guerra".Per amor del vero è necessario riportare quanto si legge sul libro
L’ora di Dongo (Alessandro Zanella, Rusconi, 1993): "Nel tardo pomeriggio del 26
aprile, alla curva di San Gregorio di Gravedona vengono fermati dai partigiani
tre tedeschi che dicono di voler andare in Svizzera. Dai loro documenti risulta
trattarsi di tre ufficiali della Kriminal Polizei bei Duce: colonnello Jandl,
capitano Joost e tenente (capitano, ndr) Kisnat: gli ufficiali addetti al Duce.
Il terzetto dei carcerieri-spie è riuscito a riunirsi a Como, quel giorno e,
lasciando senza saperlo al centro-lago il Duce, perché non ha scoperto dove si
trova, viaggia diretto al Nord". Anche i partigiani Pier Luigi Bellini delle
Stelle (Pedro) ed Urbano Lazzaro (Bill) hanno segnalato il fatto descritto dallo
Zanella (Dongo: la fine di Mussolini, Mondadori, 1962). Pietro Carradori, il
fedele attendente del Duce catturato a Dongo, non ha mai menzionato il Kisnat
nelle sue memorie (L. Garibaldi, Vita col Duce, Effedieffe, 2001). Nemmeno Ray
Moseley ne parla nel volume che ha dato recentemente alle stampe (Mussolini. I
giorni di Salò, Lindau, 2006). Lo stesso dicasi per Remigio Zizzo in Mussolini.
Duce si diventa (Keybook, 2003).Su L’Arena di Verona, Jean Pierre Jouve
(Intervista a Fritz Birzer, il comandante della scorta tedesca di Mussolini. 1 e
3 marzo, 1981) ha scritto: "Il capitano Kisnat era partito assieme al convoglio
di Mussolini da Gargnano il 18 aprile ed era rimasto a Milano fino al 24 aprile,
poi, improvvisamente, aveva fatto ritorno sul Garda, per motivi mai appurati, ed
era riapparso sulla scena nel pomeriggio del 26 al ‘Miravalle’ di Grandola (la
caserma della Milizia confinaria dove si era rifugiato il Duce dopo aver
abbandonato Menaggio, ndr)". Sullo stesso giornale viene riportato quanto ha
detto il tenente delle SS Fritz Birzer: "Quando a Musso il 27 aprile ho proposto
a Mussolini di indossare il cappotto tedesco, il capitano Kisnat, presente alla
scena, non disse nulla, né per opporsi alla mia iniziativa, né per approvarla".
Ricciotti Lazzero trascrive molti dialoghi intercorsi tra Mussolini e il Kisnat
prima che la colonna del Duce fosse bloccata a Musso (Un passo verso la verità
sulla morte di Mussolini. Dongo, Epoca 18 e 25 agosto, 1968, n. 934-935). Se
diamo retta ad Antonio Spinosa (Mussolini il fascino di un dittatore, Mondadori,
1989) è stato proprio Otto Kisnat a dare a Mussolini un paio di occhiali scuri
quando stava per salire, camuffato, sul camion dei tedeschi. Lo storico Gian
Franco Bianchi è pure lui propenso a credere che il Kisnat faceva parte del
contingente tedesco impegnato a scortare il capo fascista lungo la lariana
occidentale (Mussolini. Aprile ’45: l’epilogo, Editoriale Nuova, 1985). Pur
criticando il memoriale Kisnat, Fabio Andriola (Appuntamento sul lago, Sugarco,
1990) ha affermato che il capitano tedesco era sul posto al momento del
trasbordo mussoliniano sugli automezzi della Luftwaffe. Dello stesso avviso è
Eric Kuby (Il tradimento tedesco, Rizzoli, 1983). La presenza del Kisnat a
fianco del Duce durante le ore che hanno preceduto la sua cattura è
ulteriormente garantita (?) da un fatto: l’attore Manfred Freyberger lo ha
impersonificato nel film di Carlo Lizzani intitolato “Mussolini: ultimo atto”
(1974).
Alberto Bertotto -->
8/2/2009

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domenica 7 giugno 2009

Barack Obama: il lupo si è fatto agnello

La giustizia non esiste, per lo meno non è di questo mondo e forse non lo è mai stata. Ma il mondo d'oggi, se non sbaglio, è strapieno di paladini della giustizia, dei diritti, della libertà e della verità. Eppure ogni tanto succede che qualcuno di noi tra i meno addormentati (o forse solo dal sonno più leggero), sobbalzi sulla seggiola, scosso dall'amara, ennesima constatazione che anche queste ultime sembrano proprio non appartenere a questo mondo, se non solo come parole, buone ad ornare le labbra del retore di turno....



Mi sa tanto che in questo mondo di paladini di questo o di quello, manchino i paladini della umana dignità. Quest'ultima non è solo una parola come le altre, è la più importante dote spirituale dell'uomo e non può essere dissimulata, figuriamoci poi, se qualcuno possa ergersi a suo paladino senza dover dare istantaneamente la prova di possederla in prima persona.
Questa dote oggi è sempre più rara ed è completamente assente fra i governanti perchè essa, appunto, implicherebbe il doversi battere realmente per i diritti dovuti, per la libertà libera, per la giustizia giusta e perfino per la verità vera. Se esistesse un governante così dignitoso, la totalità del suo popolo sarebbe con lui e conquisterebbe il cuore di tutta l'umanità ma, al contempo, costringerebbe gli altri governanti ad unirsi a lui o a fargli una guerra spietata. Qualcosa del genere è già accaduta e nessuno oggi ha il coraggio di riprendere in mano quella fiaccola.

Tanto per rimanere in tema, ci tocca, in questi giorni, prendere atto della mancanza di dignità umana di molti governanti del mondo, primo fra tutti il presidente USA, Barack Obama.

Prima ha tenuto un discorso al Cairo, nell' aula magna dell'università. La retorica sparata a mille di Obama, già notata con i suoi primi discorsi da neo presidente, ha toccato, in questa occasione vette inimmaginabili, con i soliti riferimenti all'America terra di libertà, uguaglianza, valori positivi da condividere con i fratelli musulmani e con il mondo intero. Poi ha benevolmente bacchettato i musulmani che non vogliono far emencipare la donna o che sono un pò troppo intolleranti con chi è di una religione diversa e ha richiamato Israele a favorire la nascita dello stato palestinese. Ma "il presidente abbronzato" si è guardato bene, da capo della nazione più libera e giusta del pianeta (così va dicendo), di accennare alle disumane tecniche di guerra adottate dagli israeliani verso il popolo di Palestina, nè di accenare alla barbara usanza della pena di morte (se gli americani la adottano vorrà dire che è civile), nè tanto meno al disastroso fallimento del selvaggio e disumano sistema capitalistico made in usa, allegramente importato in tutto il mondo. E il mondo arabo, anch'esso quasi tutto rimbambito, ha applaudito.

Ma il massimo doveva ancora arrivare.
Il giorno dopo Obama è arrivato in Germania, a Dresda. Lì, il cancelliere Angela Merkel che, se avesse avuto -anche lei- un briciolo di umana dignità in più e di rispetto per il proprio popolo, avrebbe ricacciato l'americano sull'air-force-one a calcioni in culo, ha invece accolto con i massimi onori
the president che, addirittura, ha posto la sua firma sul registro d'onore del castello di Dresda. Questo deve essere stato il rito per ricordare uno dei massimi crimini della II guerra mondiale, perpretato dai macellai anglo-americani. Era il febbario 1945 e mancavano pochi giorni alla resa della Germania, quando Dresda, una antica e bella città d'arte, fino ad allora non toccata dai bombardamenti perchè al di fuori da qualunque obiettivo militare o produttivo, venne assalita per due giorni dai bombardamenti aerei anglo americani più devastanti di tutto il conflitto, Hiroshima e Nagasaki a parte. Prima di quei maledetti giorni, Dresda contava oltre 600.000 abitanti,con in più i tanti profughi che lì si erano diretti per trovare rifugio, e furono forse oltre 200.000 le persone che sarebbero state massacrate. Il motivo dell'inutile bombardamento? Mettere la firma della cricca alleata sulla sconfitta della Germania, visto che i Russi stavano per arrivare a Berlino.
I due macellai, Roosvelt e Churchill, non vollero semplicemente bombardare la città, vollero farlo sperimentando alla grande delle nuove bombe incendiarie al fosforo bianco. In quelle due notti, migliaia di tedeschi civili evaporarono o furono ridotti a stecchini carbonizzati. Chi volesse approfondire questa vicenda, con un pò di stomaco, può farlo quì.

Tornando ad Obama, ci si sarebbe aspettati da parte sua, non dico una condanna del massacro di Dresda ma, almeno, delle scuse sentite nei confronti di tutto il popolo tedesco. Invece niente, solo una conferenza stampa congiunta con la fida Merkel, sul discorso tenuto al Cairo e poche altre divagazioni.
Eppure il giorno dopo i due si sono recati nel sito dell'ex campo di concentramento di Buchenwald per la tradizionale commemorazione dell'olocausto ebreo, la strage dei 6 milioni di ebrei (aspettiamo ancora di sapere come e da chi è stata fatto il conto delle vittime). Lì Obama ha cercato di superarsi, con la retorica del nazismo come male assoluto, l'America protettrice degli ebrei (ma và?) e le solite frasi da "baci perugina" sulla libertà, la giustizia, e l'inmancabile condanna del "negazionismo.

Probabilmente, se il presidente Obama avesse quel briciolo di dignità a cui abbiamo fatto accenno, avrebbe riconosciuto che, per lo meno, i nazisti hanno subito il processo di Norimberga, mentre agli americani nessuno ha ancora rimproverato nulla per certe cosette da niente, tipo il genocidio dei pellerossa e le mega-stragi di civili (senza alcuna giustificazione militare) durante l'ultima guerra mondiale (vedi appunto Dresda, Hiroshima e Nagasaki), oppure la discriminazione razziale verso i negri, oppure la barbarie della pena di morte, e via elencando...

Gli americani ed i propri scagnozzi non hanno mai avuto bisogno di un loro "negazionismo". E' necessario dover negare qualcosa che nessuno al mondo sente il bisogno ed ha il coraggio di dover affermare?

Veniamo ora alle ciliegine sulle torte di Obama. In perfetto stile berlusconiano, al Cairo Obama ha ricordato di discendere da africani di religione musulmana; a Buchenwald ha ricordato che un suo parente è stato tra i soldati americani che per primi vi hanno fatto irruzione; infine, oggi, nella sua quarta tappa in Normandia, ha ricordato che suo nonno è stato fra coloro che vi sbarcarono per venire a liberare l'Europa dai nazisti.

Non è l'apoteosi del grottesco? Fra le migliaia di piloti che fusero Dresda con centinaia di migliaia di vecchi, donne e bambini, solo per far spavento a Stalin, è possibile che il presidente Obama non abbia avuto, non dico un altro parente, ma nemmeno un proprio concittadino da ricordare?
Evidentemente, si ricorda solo ciò che fa comodo e fa piacere ricordare.

Sia chiaro, Obama non è il peggiore presidente che l'America abbia avuto. La sua particolare pericolosità è dovuta all'aura di grande ed illuminato innovatore che gli è stata costruita intorno, falsamente. Questa falsità e altrettanto evidente e reale quanto l'illusione che ha colpito il mondo, dopo la sua elezione. Se davvero Obama dovesse compiere un solo atto significativo contro il sistema, c'è da credere che gli faranno fare la fine del suo illustre predecessore John F. Kennedy.

Il sistema non perdona e questo lo sa anche lupo Obama.

Continua a leggere!

L'inferno di Dresda

Articolo tratto integralmente dal seguente sito
fonte: http://www.storiain.net/



SPAVENTOSO CINISMO di un'azione militare del tutto
ingiustificata. Nel febbraio del 1945 la Germania era sconfitta
ma gli angloamericani decisero ugualmente il…


IL BOMBARDAMENTO
DI DRESDA: CRIMINALE
E INUTILE MASSACRO

di PAOLO DEOTTO
...


Amburgo, ore 0.55 del 28 luglio 1943. "... Fu l'inizio di un nuovo attacco aereo. Il fosforo dilagò sull'asfalto. Bombe a benzina alzavano nell'aria fontane di fuoco alte venti metri. Fosforo già incendiato si riversò sulle rovine come un violento acquazzone. Sibilava e turbinava come un ciclone. Bombe più grosse e potenti sollevarono letteralmente in aria intere case.... Le persone uscivano urlanti dalle rovine. Torce viventi vacillavano e cadevano, si rialzavano e correvano sempre più in fretta... Alcuni bruciavano con fiamme biancastre, altri avvolti da fiamme di un rosso acceso. Alcuni si consumavano lentamente in una incandescenza giallo - blu, altri morivano in modo rapido e pietoso. Ma altri ancora correvano in circolo, o si agitavano a gambe all'aria, sbattendo la testa avanti e indietro e contorcendosi come serpi prima di ridursi a piccoli fantocci carbonizzati. Tuttavia alcuni erano ancora vivi... Il sergente, sempre così calmo, perse per la prima volta il controllo da quando lo conoscevamo. Proruppe in un acuto grido: 'Fateli fuori, per Dio, accoppateli'... Sembra brutale. Era brutale. Ma meglio una morte rapida, data con un colpo di pistola, che una lenta, mostruosa agonia. Nessuno di loro aveva la minima possibilità di salvezza"
(da Germania Kaputt , di Sven Hassel - Ed. Longanesi, Milano).

Per parlarvi di Dresda e del suo martirio abbiamo preferito parlarvi prima di Amburgo, perché fu in questa città che, come vedremo, per la prima volta si sviluppò una tecnica distruttiva che prese il nome di Feuersturm , tempesta di fuoco. Ad Amburgo successe per caso, un caso che fu studiato e analizzato, per essere poi applicato scientificamente sulla città di Dresda.
E abbiamo voluto aprire il nostro studio con le parole di Sven Hassel, soldato di un reggimento corazzato di disciplina, che combatté su quasi tutti i fronti in cui fu impegnata la Germania e lasciò, coi suoi libri, una testimonianza impressionante. I libri di Sven Hassel furono definiti, anni fa, da un critico, libri di "bassa macelleria". E' verissimo, ma altro non potevano essere, dati gli argomenti.
Sono gli stessi argomenti che tratteremo in questo lavoro. E' una specie di discesa nell'orrore che non si vorrebbe mai percorrere, ma che non si può evitare, se si vuole fare della Storia e non dell'iconografia, in cui quelli che vincono sono i buoni.
Dresda era, in assoluto, la più bella e romantica città della Germania, e una delle più belle e romantiche d'Europa. Aveva scorci di grande suggestione, palazzi barocchi e rococò, piccole case di legno e mattoni fulvi che risalivano al medioevo gotico, vicoli punteggiati di taverne e birrerie senza tempo. Priva di industrie primarie, Dresda viveva una vita culturale intensa e cosmopolita. Apparteneva al mondo, non solo alla Germania, e tanto meno alla Germania nazista.
La distruzione arrivò su questa città nel febbraio del 45, quando le sorti della guerra erano ormai segnate. Un uomo che senza dubbio la sapeva lunga, l'architetto Albert Speer, ministro tedesco degli armamenti e della produzione bellica, eccezionale organizzatore, grande amico di Hitler, non ebbe timori ad inviare a quest'ultimo, alla fine di gennaio del 45, un memorandum in cui prevedeva per la Germania la possibilità di resistere ancora per otto settimane. Sbagliava solo di un mese.
Dobbiamo perciò cercare di capire perché una città che era considerata un vero gioiello, che non aveva impianti industriale essenziali per la produzione bellica, che non rivestiva alcuna importanza sotto l'aspetto strategico, conobbe il più crudele attacco aereo di tutta la Seconda Guerra mondiale, effettuato oltretutto quando la sua popolazione, di circa 630.000
Dresda fu distrutta
nel febbraio del 45,
quando le sorti
della guerra erano
ormai segnate
abitanti, era raddoppiata per la grande affluenza di profughi che provenivano dalla Slesia, dalla Pomerania Orientale e dalla Prussia, incalzati dall'Armata Rossa.
Ma prima di fare ciò, cerchiamo di chiarire in cosa consista il fenomeno fisico, di spaventosi effetti distruttivi, che passò alla Storia con il nome di "tempesta di fuoco". Dobbiamo tornare ad Amburgo, la città che ebbe l'indesiderabile onore di sperimentare per prima questo fenomeno.
Amburgo era un obiettivo militare primario; su questo punto non vi era discussione. La presenza dei cantieri che producevano quasi la metà dei sommergibili tedeschi basterebbe già a giustificare questa qualifica; ma Amburgo possedeva anche molte industrie pesanti, in massima parte collegate agli armamenti di terra, ed inoltre era anche un nodo vitale di comunicazioni. Il suo porto era il più attivo di tutta l'Europa continentale.
Il maresciallo dell'aria Sir Arthur Harris, comandante del Bomber Command della RAF (l'aeronautica britannica) non voleva correre rischi e pianificò una di quelle operazioni di massa che erano tipiche delle sue teorie militari, peraltro avvalorate dai risultati di terribili distruzioni già effettuate sulla Ruhr e su Aquisgrana. In quattro successive incursioni effettuate tra la notte del 24 e quella del 27 luglio 1943, 2.350 bombardieri inglesi e americani scaricarono complessivamente su Amburgo più di 9.000 tonnellate di bombe, di cui circa la metà incendiarie. I morti furono oltre 50.000.
La grande quantità di bombe incendiarie sganciate su un'area relativamente limitata e ricca di fabbricati addensati e infiammabili e la mancanza di vento naturale sulla zona, portarono alla formazione di una corrente ascensionale di aria calda di inaudita potenza e temperatura. L'aria surriscaldata, a temperature dai 600 fino a 1.000 gradi, saliva verso il cielo e l'aria fredda circostante si precipitava a colmare il vuoto lasciato a livello del suolo, surriscaldandosi a sua volta. Il fenomeno si esaurì in tre ore, durante le quali si generarono venti diretti verso il centro dell'immane fornace a velocità fino a 300 km/ora. Chi veniva ghermito da questo vento non poteva opporre alcuna resistenza, ed era scaraventato al centro della zona incendiata, a temperature che volatilizzavano tutto. Dove il soffio rovente era solo di 300-400 gradi furono ritrovati poi cadaveri carbonizzati ridotti a circa un metro di lunghezza. Via via che ci si allontanava dall'inferno la temperatura scendeva sui cento gradi e il vento non era più in grado di trascinare. Ma il calore eccessivo bruciava le vie respiratorie, uccidendo per soffocamento chi non era già morto nei rifugi per la mancanza di ossigeno causata dagli incendi. Infine, ci furono coloro che furono colpiti direttamente dagli schizzi del fosforo delle bombe incendiarie: pattuglie di soldati e poliziotti non poterono far altro che abbattere questi infelici per limitarne le sofferenze, come leggevamo in apertura, nell'impressionante testimonianza di Sven Hassel.
Lo spostamento d'aria causato dalla corrente ascensionale fu di tale potenza da far oscillare i bombardieri pesanti Lancaster ed Halifax che incrociavano a 5.000 metri di quota. Circa il 70% delle vittime di Amburgo furono causate dalla tempesta di fuoco. Un orrore che sembrava giustificare il nome dato in codice al bombardamento di Amburgo: operazione Gomorra.
Le bombe incendiarie potevano essere caricate a benzina, oppure a termite, un composto di ossido di ferro e alluminio granulare, in grado di sviluppare un calore che fonde il ferro, o infine di fosforo o di fosgene.
Lo sviluppo della tempesta di fuoco colse di sorpresa americani e britannici, ma quando ne fu chiara la meccanica Sir Harris, il già citato comandante del Bomber Command non si
Una fotografia aerea scattata
durante il bombardamento su Dresda
pose eccessivi problemi. Da tempo sosteneva la necessità di portare la maggior distruzione possibile sul suolo tedesco, per fiaccare la resistenza del popolo tedesco, oltre che per distruggere fabbriche ed impianti militari, e quindi il risultato della tempesta di fuoco fu per lui solo positivo. Il capolavoro di ipocrisia di questo alto ufficiale fu una dichiarazione secondo la quale egli riconosceva e rispettava l'unica convenzione internazionale in tema di guerra aerea, ossia quella stipulata dopo la Grande Guerra, che vietava il lancio di ordigni a gas da aerei e dirigibili. In effetti su Amburgo non fu lanciato alcun gas tossico: che bisogno ce ne sarebbe stato, lanciando già migliaia di tonnellate di esplosivi e di spezzoni incendiari?
Torniamo ora nel 1945; era il settimo anno in cui l'Europa era in guerra. Il mostro nazista era ormai vacillante, e leggevamo sopra la profezia del ministro tedesco Speer, che escludeva qualsiasi possibilità di vittoria e si limitava a calcolare il tempo che restava alla Germania prima di soccombere. Nel giugno dell'anno precedente la più grande operazione militare della Storia aveva visto gli alleati prender terra in Normandia e da lì iniziare a smantellare le resistenze della fortezza Europa. Da Est intanto le armate sovietiche andavano guadagnando terreno ed erano a soli centosessanta chilometri dal centro della Germania. Questo soprattutto terrorizzava le popolazioni tedesche, consce dei sentimenti dei russi che avevano sperimentato i comportamenti delle SS in territorio sovietico ed ora avanzavano in territorio tedesco con una sinistra scritta in cirillico sui carri armati: Vendetta!
In questo quadro di sfacelo generale la Germania mostrava però ancora doti di resistenza incredibile. Nel gennaio 1945 Goring riuscì ancora ad organizzare l'operazione Grande Colpo, che distrusse 196 aerei anglo-americani e ne danneggiò circa 400. bombardando campi di aviazione ormai stabilmente occupati dalla RAF e dall' USAAF in Francia, Belgio e Olanda. All'operazione parteciparono 800 aerei tedeschi, caccia Messerschmitt 109 e Focke Wulf 190, oltre a qualche caccia a reazione. Erano canti del cigno, come un canto del cigno fu anche la controffensiva terrestre condotta dal generale von Rundstedt. Ma erano comunque fatti d'armi che davano la sensazione agli alleati di una guerra senza fine, dal finale scontato, ma che rischiava di essere ancora troppo lontano.
In questo clima Dresda viveva in una specie di limbo. Non era mai stata toccata seriamente dalla guerra, sia per la posizione geografica sia perché non aveva né industrie né impianti militari rilevanti. Un solo bombardamento, nell'ottobre dell'anno precedente, aveva causato poco più di 400 morti, una cifra quasi irrisoria nella tragica contabilità bellica.
Nonostante l'affollamento di profughi di cui dicevamo, Dresda riusciva ad avere quantità di cibo abbastanza soddisfacenti. E molti profughi si dirigevano verso quella città proprio perché era ormai convinzione generale che fosse il posto in cui attendere la fine della guerra, nella speranza di veder arrivare gli americani, o gli inglesi, o i canadesi, o gli australiani, o chiunque fosse prima dei temutissimi soldati sovietici. Circolava addirittura la voce, del tutto priva di fondamento ma tanto bella da poterla credere vera, di un accordo segreto tra la RAF e la Luftwaffe: gli inglesi si impegnavano a non bombardare Dresda, e i tedeschi si impegnavano allo stesso modo per Oxford.
Del resto l'aviazione alleata continuava a martellare la Germania, nella quale ormai 45 delle principali città erano praticamente distrutte, ma lo faceva con una certa logica militare,
Dopo la prima fase dell'incursione vengono
organizzate le operazioni di soccorso
colpendo le fabbriche di carburanti sintetici e le reti di trasporti. Gli obbiettivi principali del gennaio 1945 furono le raffinerie di Dortmund, il centro ferroviario di Vohwinkel, le industrie di Norimberga e Hannover.
A Dresda si poteva stare tranquilli, anche perché gli americani, più sensibili degli inglesi a considerazioni umanitarie non avrebbero mai accettato la distruzione di una città d'arte amata in tutto il mondo. Come l'accordo segreto tra RAF e Luftwafe, anche questa era una voce tanto infondata quanto bella da credere...
A Dresda si poteva quindi anche festeggiare il carnevale. Il 13 febbraio 1945 era martedì grasso, e la sera il Circo Sarassini aveva dato uno spettacolo speciale, al quale erano intervenuti anche tantissimi bambini, nei loro costumi carnevaleschi.
Purtroppo gli abitanti di Dresda non potevano sapere che il tempo delle considerazioni umanitarie, ma anche di quelle logiche, era passato. Diversi fattori concomitanti portarono al bombardamento della città capitale della Sassonia.
La resistenza della Germania, che aveva dell'incredibile, unita alla lunghissima durata della guerra, aveva di certo ormai portato ad una nausea psicologica anche i militari e i politici più ligi alle regole minime da rispettare anche in guerra. Ogni atto poteva essere buono per abbreviare la guerra, anche di un solo giorno. Crediamo sia legittimo affermare che lunghi anni a contatto continuo con morte e distruzione possano offuscare anche le menti più lucide. E infatti fin dall'estate dell'anno precedente RAF e USAAF avevano elaborato il piano Thunderclap (colpo di tuono), il cui scopo dichiarato era quello di portare il massimo del caos in Germania, con bombardamenti indiscriminati sulle città, in particolare approfittando dei problemi che già avevano le autorità tedesche per controllare le fiumane di profughi da Est, creando nuovi e irresolubili problemi di approvvigionamento e di ordine pubblico.
A questa visione distruttiva, sulla quale senza dubbio giocava il desiderio ormai incontrollabile di farla finita, si aggiungeva un'esigenza di cinica politica di potenza tra alleati. Inglesi e americani erano uniti in una innaturale alleanza con i sovietici, e la diffidenza reciproca si palesava sempre di più, ora che l'Armata Rossa avanzava sul territorio del Reich. I Russi dovevano vedere, bene e senza equivoci, quale fosse la potenza militare occidentale: quello che oggi poteva toccare a Berlino o a Dresda, domani poteva toccare a Mosca. Del resto i sovietici avevano già manifestato la loro contrarietà agli attacchi aerei su quelle zone della Germania che consideravano un loro territorio di caccia, e che sarebbero infatti, dopo la guerra, divenute la Repubblica Democratica Tedesca.
In questo dialogo insensato tra nemici che erano alleati solo perché c'era un nemico comune da distruggere, i cittadini di Dresda avrebbero presto pagato un conto che non era di loro competenza, vittime di cinismo e di quella malattia, lo ribadiamo, che aveva preso ormai gli alleati, anch'essi contagiati, al pari dei tedeschi, da una troppo lunga consuetudine con la morte e la distruzione.
E l'avallo alla politica del massacro fu data dallo stesso primo ministro inglese Churchill, in una nota scritta al ministro per l'Aviazione, Sir Archibald Sinclair. Gli americani furono presto contagiati da questo clima, e l'Ottava Armata Aerea americana bombardò a tappeto Berlino il 3 febbraio: 937 fortezze volanti, scortate da 613 caccia, causarono 25.000 morti in una città dove c'era da stupirsi che ci fossero ancora dei vivi da uccidere.
Alle ore 22.08 di martedì grasso, , le sirene di allarme aereo vennero a interrompere i clown che si stavano esibendo nel carosello finale allo spettacolo carnevalesco del Circo Sarassini. Gli spettatori si allontanarono in ordine e quasi svogliatamente: era così ferma la convinzione che Dresda fosse esente da pericoli, che tutti
"C'era un mare
di fuoco che copriva
almeno un centinaio di chilometri
quadrati"
credevano ad un eccesso di zelo dei funzionari del partito incaricati della protezione della città. Del resto, non c'era praticamente contraerea a Dresda; gli ultimi cannoni da 88, il miglior pezzo di artiglieria tedesco, erano stati trasferiti da diverse settimane a est, per essere usati in funzione controcarro contro l'armata sovietica.
Ma non era un eccesso di zelo. Due soli minuti dopo il cielo incominciava ad affollarsi: i primi quadrimotori Lancaster dell'83° squadriglia inglese lasciavano cadere grappoli di bengala che illuminavano a giorno la città, poi seguirono pochi Mosquitos, agili cacciabombardieri il cui compito era quello di individuare con bombe segnaletiche rosse l'epicentro del bombardamento, lo stadio sportivo. I Mosquitos fecero egregiamente il loro compito: nel centro esatto dello stadio si levava ora una luminosissima colonna rossa. I bombardieri avevano il loro bersaglio.
Dalle 22.13 alle 22.30 i Lancaster scaricano sulla città le terribili bombe dirompenti da 1.800 e 3.600 libbre. Poi si allontanano in direzione di Strasburgo, volando bassi per sfuggire ai radar tedeschi. I soccorso iniziano ad affluire dalle città vicine, mentre gli abitanti escono lentamente dai rifugi. Erano quello che attendevano gli alleati: far uscire la gente, far arrivare i soccorsi, e tornare a colpire. Tecnica del massacro.
Ore 1.28 del 14 febbraio. La seconda ondata arriva, indisturbata come la prima. Altri 529 Lancaster portano nelle stive 650.000 bombe: per lo più sono tutti ordigni incendiari. E' l'inizio dell'inferno. Bombardando a destra e a sinistra delle zone già colpite dal primo attacco gli inglesi riescono a provocare la tempesta di fuoco. Dalle case già sventrate dalle bombe dirompenti viene aspirato ogni oggetto e ogni persona che si trovi nel primo chilometro dall'immane incendio. Si ripete Amburgo, ma questa volta scientificamente e con effetti enormemente superiori. Il vento a 300 km/ora trascina nella fornace ogni cosa, persona, animale. Persino vagoni ferroviari, distanti più di tre chilometri, vengono rovesciati. Il pilota di un Lancaster rimasto indietro racconterà: "C'era un mare di fuoco che secondo i miei calcoli copriva almeno un centinaio di chilometri quadrati. Il calore era tale che si sentiva fin nella carlinga; eravamo come soggiogati di fronte al terrificante incendio, pensando all'orrore che c'era là sotto... "
Chi non ha il coraggio di uscire dai rifugi dopo il primo attacco, non per questo si salva. Molti faranno la fine dei topi, soffocati nei rifugi, privi di ossigeno, divorato dall'immane rogo.
Nell'anno precedente nei rifugi antiaerei di Dresda era stata presa la precauzione di rendere abbattibile le pareti tra rifugio e rifugio, in modo da poter facilmente creare una sorta di galleria sotterranea, che permettesse una via di fuga se lo stabile sopra il rifugio in cui ci si trovava era crollato. Questa precauzione sarebbe stata efficace con un bombardamento ordinario, ma all'inferno di fuoco scatenato su Dresda non era opponibile nulla, se non il trovarsi a una distanza sufficiente per non essere trascinato dal vento e divorato dalle fiamme, o per non morire asfissiato per mancanza di ossigeno. Il bagliore della colonna di fuoco di Dresda era visibile a oltre trecento chilometri.
All'alba del 14 febbraio finalmente la tempesta di fuoco andava acquietandosi, mentre una colonna di fumo alta oltre cinque chilometri sovrastava la città. I sopravvissuti iniziavano ad aggirarsi inebetiti, ma il martirio non era ancora finito. Gli americani non potevano essere da meno degli inglesi: alle ore 12 di quel giorno 311 Fortezze Volanti B17 si presentarono nel cielo di Dresda, sganciando altre 771 tonnellate di bombe. Il nodo ferroviario era l'obiettivo ufficiale, ma di fatto il bombardamento fu eseguito a casaccio e causò pochi danni, perché ormai era rimasto poco da distruggere.
In totale su Dresda erano state sganciate 2.702 tonnellate di bombe. Un quantitativo non
Uno dei più grandi bombardieri inglesi,
il Lancaster, in rotta per Dresda
enorme, se confrontato con quello lanciato su altre città tedesche. Ma la preferenza data alle bombe incendiarie, che rappresentarono circa il 70% degli ordigni lanciati, causò la più spaventosa tragedia della guerra: i morti accertati furono 135.000, ma il conto più accreditato fa salire a circa 200.000 il numero delle vittime. Bisogna tener conto del fatto che non era possibile alcuna opera di identificazione per le vittime di molti rifugi antiaerei che, per ragioni igieniche, vennero spianati con le ruspe e ricoperti di calce e cemento, così come non fu possibile accertare il numero preciso delle vittime aspirate dalla tempesta di fuoco nella zona centrale dell'incendio, perché di loro non restò assolutamente nulla. Nella zona intermedia, dove la temperatura aveva raggiunto i livelli da forno (200 - 300 gradi) molti corpi si erano fusi con l'asfalto delle strade. Dresda era anche sovrappopolata per il grande afflusso di profughi, moltissimi dei quali non ancora censiti.
Gli incendi proseguirono per altri cinque giorni, poi si spensero da soli. Non esisteva la possibilità di fare alcuna opera di spegnimento, essendo distrutte le reti idriche e quelle elettriche.
Per tre giorni le autorità chiusero il centro di Dresda e bruciarono i cadaveri che ancora non erano stati sepolti o interrati con calce e cemento. Il rischio di epidemie era troppo grande per dare spazio alla pietà per i defunti.
Questo fu Dresda: un orribile massacro, che non trovò alcuna giustificazione dal punto di vista militare. Fu il macabro record di disumanità, non eguagliato neanche dai bombardamenti atomici sul Giappone, che causarono "solo" 150.000 morti.
Con la follia nazista il mondo conobbe senza dubbio le mostruosità più atroci, e tutt'oggi ci interroghiamo per capire, se mai lo capiremo, fino a quali abissi può arrivare l'uomo.
Ma se l'abisso della crudeltà ci spaventa, non meno quello dell'ipocrisia ci lascia sgomenti.
Quando nell'ottobre del 46 la Corte Internazionale di Norimberga giudicò i caporioni nazisti colpevoli di crimini contro l'umanità, su quei giudici aleggiavano dei fantasmi: Erano le centinaia di migliaia di morti innocenti, che chiedevano una Giustizia che, evidentemente, non è di questo mondo.
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mercoledì 27 maggio 2009

E' nato un forum speciale: il Forum de Il Popolo d'Italia (www.popoloditalia.it/forum)


E' nato il nuovo forum della testata giornalistica "Il popolo d'Italia". Forse in molti non sapranno nemmeno che undici anni fa è tornato a rivedere l'inchiostro la versione "XXI secolo" del glorioso giornale che fu fondato e diretto da Benito Mussolini, seguito poi dal fratello Arnaldo e da Giorgio Pini. Per chi, invece, ne era già a conoscenza, la notizia è che ora si è venuto ad aggiungere un nuovo elemento che ne aumenta ulteriormente la visibilità e la notorietà, il forum appunto.

Attualmente la testata giornalistica de Il
Popolo d'Italia è diretta da Giuseppe Martorana, la stessa persona che, anni fa, non senza rilevanti sforzi economici e legali, seppe riportarla nuovamente alle stampe con cadenza mensile.
Al suo attuale direttore, oltre al merito di averci restituito il giornale, va anche riconosciuto quello di averne conservato l'antico carattere di indipendenza dalla politica e fuori da ogni altro possibile condizionamento, esattamente come lo aveva concepito e sempre voluto lo stesso Mussolini. Vi è anche il sito del giornale (www.popoloditalia.it) che però in questo periodo è inattivo, essendo in fase di rinnovamento. Comunque, per chi volesse informazioni relative al giornale ed agli abbonamenti, visto che ancora non si trova nelle edicole, può scrivere al seguente indirizzo: direzione@popoloditalia.it .

Dicevo, quindi, che ora si è aggiunto anche il forum. Ed è un forum davvero speciale! Non certo per il fatto che ho contribuito personalmente nella sua realizzazione, con un lavoro molto difficile, durato alcuni mesi, che mi ha sottratto, ve ne sarete accorti, perfino il tempo per occuparmi di questo blog, ma perchè è un forum fuori dal comune. Sarà innanzitutto un mezzo per interfacciare il giornale con lettori e non, con chi graviti idealmente nell'area fascista ma anche con chi ha abbia idee diverse, con chi voglia conoscere la storia del giornale o proporre anche articoli propri da pubblicare, o con chi, semplicemente desideri discutere di qualunque tema che vada dalla politica all'attualità, alla storia, ecc.. Insomma un forum dall'ampio respiro, semplicemento aperto alla cultura e alla conoscenza dei fatti presenti e passati, ma, è bene avvisare i malintenzionati, assolutamente precluso a tutti coloro che credono di potersi confrontare con gli altri utenti, facendo uso della maleducazione e degli insulti gratuiti. Anche per questo, sarà un forum diverso da molti altri.

Non mi resta, quindi, che invitarvi tutti ad incontrarci sul forum de "Il Popolo d'Italia":
www.popoloditalia.it/forum

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domenica 19 aprile 2009

La Massoneria ordinò: "Mussolini deve essere abbattuto ad ogni costo!"

Ormai abbiamo imparato quanto sia totale il nesso esistente fra il pre-giudizio negativo sul fascismo e la ignoranza perfetta sugli avvenimenti del "ventennio" e sulle vicende della 2^ Guerra Mondiale . Da questo punto di vista, più si indaga, più si va a fondo, più si scalpella la crosta mistificatrice, applicata sul fascismo da parte dei tanti "gendarmi della memoria e della verità", e più ci si rende conto che quella porzione di storia sarebbe, non da revisionare, non da correggere, piuttosto da riscrivere completamente. Un Mussolini ed un Fascismo abbattuto dalla insurrezione spontanea del popolo italiano, stanco di combattere una guerra verso cui l'Italia era completamente impreparata e voluta solo da un Duce criminale, questa è la supposta verità preparata, confezionata e consegnata alle generazioni future, chiusa dai sigilli intoccabili dei "gendarmi". Un piano, questo, messo a punto già a partire dagli anni in cui il potere di Mussolini ed il consenso popolare intorno a lui erano granitici (cioè quasi sempre ed ininterrottamente), ma da parte di chi? Da parte di quelle sacche di potere che non si erano rassegnate ad abdicare in favore dello Stato e che ancora oggi, con molto più vigore, condizionano e determinano la vita della nostra nazione: il capitalismo senza scrupoli, l'alta finanza speculatrice, la mafia e la massoneria, in una amalgama omogenea e coerentemente determinata, allora, a riprendersi quel potere che il fascismo aveva loro sottratto per restituirlo al Popolo. La massoneria in particolare, che, come dimostrano i documenti che seguono, fu molto attiva dall'estero nel sollecitare i "fratelli " italiani a sabotare in ogni modo il fascismo, si sentiva fortemente minacciata, anche nelle sue roccaforti d'oltre manica e d'oltre oceano. Ciò che ci rivelano questi documenti è di grande importanza perchè provano in modo diretto che i "fratelli massoni" erano segretamente infiltrati in ogni livello ed in ogni apparato e organo dello Stato, nonostante l'opera di "fascistizzazione" portata avanti dal nuovo regime per ripulire lo Stato dalle scorie deleterie dei governi "demo-liberali" che lo avevano preceduto. E, soprattutto, erano questi, elementi in grado di operare silenziosamente ai danni del fascismo e della Nazione intera, forti delle posizioni dirigenziali che occupavano, tradendo senza remore la propria patria, a favore delle potenze nemiche e della stessa Massoneria che, nei sistemi plutocratici di queste, trovavano (allora come oggi) l'habitat naturale per prosperare, mentre vedevano nel fascismo l'unica vera minaccia alla loro esistenza.
Purtroppo, in collaborazione con le lobby ed i potentati finanziari-capitalistici-mafiosi-sionisti, costoro riuscirono nel loro intento ed ancora oggi procedono a braccetto ed agiscono in modo criminoso, in un sodalizio ancora più potente di allora. Per qualche delucidazione in merito, chiedere, ad esempio, all'ex giudice Luigi De Magistris.

L'azione della Massoneria per abbattere Mussolini (fonte: www.controstoria.it)...


Riportiamo una serie di documenti che testimoniano L'azione della Massoneria per abbattere Mussolini ed il Regime Fascista e di conseguenza per preparare il terreno alla successiva disfatta della forze dell'Asse. Tali documenti sono ad oggi ancora abbastanza sconosciuti e sono stati recuperati dal libro 'Oneri e onori - Le verità militari e politiche della guerra di liberazione in Italia' di Roberto Roggero, Edizioni Greco e Greco. Ricordiamo che nel Maggio del 1925 fu voluta una legge che proibiva la costituzione di società segrete e che obbligava tutte le associazioni alla consegna alle forze di Pubblica Sicurezza della lista di tutti gli iscritti; tale legge provocò lo scioglimento preventivo di tutte le Logge in territorio italiano. In realtà la Massoneria non perderà mai del tutto il suo potere proprio per il fatto di essersi infiltrata nel tempo nei punti chiave dello Stato. Dal testo sopraccitato: In Italia, la Massoneria ruota intorno a due obbedienze: il Grande Oriente (che prende ordini dalla Massoneria atea francese), con sede a Palazzo Giustiniani, e la Gran Loggia - o Massoneria 'Ferana' - (che prende ordini dalla Massoneria deista britannica, elemento questo di notevole importanza nei mai interrotti rapporti fra Roma e Londra), con sede in Piazza del Gesù, entrambe a Roma. A quell'epoca, la prima, anticlericale viscerale stile '800, è favorevole alla continuazione di quella politica di scontro frontale con la Chiesa cattolica che aveva avuto il suo apice con la presa di Porta Pia nel 1870, mentre la seconda - che prevale - è invece più incline a cercare un 'dialogo' con la Chiesa per poi distruggerla dall'interno. L'atteggiamento oscillante del regime fascista sì presta a questo secondo tipo di operazione, e il Concordato del 1929 con la Santa Sede firmato da Mussolini e dall'allora Segretario di Stato, cardinale Pietro Gasparri (non estraneo egli stesso alla Massoneria), pur avendo comportato una grande libertà d'azione per la Chiesa e vantaggi per il popolo, da un punto di vista spirituale rientra in questa logica. Il nuovo scenario mondiale che andava profilandosi nei disegni della Setta, e la vendetta di Palazzo Giustiniani per politica eccessivamente conciliatrice attuata da Mussolini nei confronti della Chiesa cattolica: decretano la fine del fascismo e del suo capo. Con la pubblicazione di un gruppo di sette ordini diretti dal 'Gran Maestro del Grande Oriente Universale' alla Massoneria italiana, si ha una notevole chiarificazione di alcuni punti oscuri della storia recente. Si tratta di impressionanti documenti che rivelano i veri retroscena della crisi politico militare culminata negli avvenimenti del 25 luglio e dell'8 settembre 1943. Tutti i lettori - anche i più scettici - dovranno prenderne atto come di una testimonianza eloquente e inconfutabile del ruolo essenziale che la Massoneria italiana, al servizio della Massoneria internazionale, ha avuto nella lotta che aveva per obiettivo il fascismo ma di cui la vera vittima è stata l'Italia. E' significativo il fatto che gli ordini - provenienti da Londra e cifrati in francese - portino date che vanno dal 1 settembre 1935 al 15 dicembre 1936 - quattro anni cioè, prima dell'entrata in guerra - e si riferiscano quindi al periodo in cui la campagna di Etiopia segna, malgrado il piano massonico applicato attraverso la Società delle Nazioni, la vittoria del fascismo sulla Massoneria internazionale, la quale accusa il colpo e si prepara alla riscossa. Dalla lettura sette documenti non si possono non trarre logiche deduzioni. L'autore del libro preso in esame non indica la provenienza di tali documenti, ma un nostro attento lettore, dopo una lunga ricerca, ha individuato le fonti. Partendo dalla rivista diretta da Giovanni Preziosi, 'La Vita Italiana' (volume di Ottobre - Novembre del 1944), si ricavano le seguenti fonti: 'L'opuscolo Italicus', per secondo pubblicò i 7 documenti che rapprentavano gli 'Ordini del Gran Maestro della Massoneria Universale per abbattere il Fascismo', nell'articolo incompleto 'Il tradimento di Badoglio'. Dapprima furono riprodotti in Repubblica Fascista, sebbene Preziosi si sia riproposto nel 1944 l'ennesima riscrittura. L'articolo 'Per Risorgere' della 'Vita Italiana' sopraccitato dà altresì una panoramica vastissima sull'argomento.

DOCUMENTO 1. Londra, 1 settembre 1935: Al Dilettissimo e Potentissimo Fratello Venerabile Gran Maestro del Grande Oriente Italiano dì Rito Scozzese Antico e Accettato, e della Grande Loggia di Rito Simbolico. I Potentissimi Fratelli delegati di tutti gli Orienti, riuniti sotto la Volta Celeste del Supremo Aeropago per i lavori del segreto Gran Congresso Massonico Universale, chiamati a discutere sulla nostra posizione generale di fronte alla reazione, hanno ammesso all'unanimità che un ulteriore sviluppo e durata del fascismo provocherebbe, col ritorno all'oscurantismo, la nostra fine irreparabile. Per iniziativa dei Potentissimi Fratelli rappresentanti la valle del Senna, il Congresso, riconosciuti i fatti lamentati e la inderogabile necessità di porvi riparo, ha affermato all'unanimità assoluta di voler insorgere con tutte le forze contro il fascismo, specialmente europeo, prima che esso, affermandosi negli Orienti ancora immuni, ne tolga i mezzi e la possibilità. L'odio profondo che il fascismo, nelle sue concezioni dottrinarie e per le azioni dei suoi capi e gregari a noi avversi, ha dimostrato verso di noi con la distruzione degli Orienti più prosperosi a lui soggetti, ci autorizza ad essere inesorabili nella lotta e nella scelta dei mezzi da impegnare verso di esso e i popoli che lo sostengono e lo nutrono con la loro sopportazione e con la loro fiducia. Alla testa dell'antifascismo i fascisti massoni: il Congresso Universale con voto unanime, ha investito il Supremo Grande Oriente Universale di tutta l'autorità necessaria ad iniziare la lotta contro i vari dispotismi esistenti nel mondo e, tracciata la linea di condotta, ha riversato, nel supremo aeropago, che da oggi siederà in permanenza, tutti i mezzi occorrenti al raggiungimento del fine. Il Congresso, accolta la relazione che i Potentìssimi Fratelli Vostri rappresentanti hanno ampiamente illustrata, dalla quale risulta la completa ripresa di ogni Vostro lavoro, esprimendo il suo compiacimento, ha esultato nell'apprendere l'inconcussa fede massonica di tutti i Vostri diletti Fratelli partecipanti al fascismo e come essi siano disposti a tutto osare per l'affermazione dei nostri ideali. Il giuramento da essi rinnovato nelle Vostre mani e in quelle dei Potentissimi Fratelli del grado 33° da Voi delegati, dimostra che avete saputo ben operare per la nostra causa e che inoltre possiamo anche contare su tutti i Fratelli partecipanti nell'Esercito e nel suo Stato Maggiore da Voi dipendente. Il Supremo Congresso, nel riconoscere la grande opera da Voi spiegata per la brillante ripresa dell'Oriente italiano, il più conculcato dal fascismo, che ha pure sanato il dissidio fra le sponde del vecchio Tevere, constata che la Vostra ripresa è base vitale per l'inizio della lotta e demanda a Noi, Supremo Maestro del Grande Oriente Universale, l'incarico di porgervi la riconoscenza della Massoneria Universale. Col nostro plauso Vi trasmettiamo il nostro incoraggiamento per il futuro.

DOCUMENTO 2. Per la Società delle Nazioni - Londra, 15 ottobre 1935: In seguito al Vostro suggerimento, il Supremo Grande Oriente del Grande Oriente Universale, dopo aver interpellato gli Orienti interessati, ha deciso di formulare le istruzioni per l'opera che i Potentissimi e Potenti Fratelli partecipanti alla Società della Nazioni debbono svolgere per la lotta contro il fascismo. Vi accludiamo copia destinata ai Fratelli di codesto Grande Oriente da Voi fatti designare a rappresentare la Vostra Nazione, in quel supremo consesso internazionale, pregandovi di farne prendere visione ai Fratelli del Dicastero degli Esteri e degli Enti interessati. I Potenti Fratelli, membri permanenti nel Supremo Aeropago Universale, sono concordi nel riconoscere che l'Oriente italiano da Voi fatto risorgere a nuova vita, è stato il primo ad essere colpito dalla reazione fascista e a risentirne gli effetti deleteri. Il satanico creatore del fascismo, governa sul territorio del Vostro Oriente principalmente per spegnere ogni traccia del nostro potere. Costui vuole ignorare la nostra potenza e la forza insopprimibile del nostro giuramento! Dopo averci osteggiato da socialista ed essere assurto al potere in virtù della nostra credulità e dell'azione fattiva e concreta dei nostri Fratelli migliori, vorrebbe, distruggendoci, ricondurre la sua Nazione all'oscurantismo, ma non si rende conto di essere in nostro potere e ignora le nostre irrevocabili decisioni per il suo annientamento. Il Supremo Gran Consiglio del Grande Oriente Universale ha perciò deciso che la lotta contro il fascismo, per la riscossa democratica che ridarà nel mondo la pace agli uomini di buona volontà, sia iniziata dall'Oriente italiano. Per la pratica attuazione di tale decisione il Supremo Gran Consiglio, che ha raccolto durante il Congresso le proteste dei Potentissimi Fratelli ad esso partecipanti, ha in esame quelle stesse proteste dettate dalla luminosa Vostra esperienza personale e da quella dei Potentissimi Fratelli Vostri Supremi Consiglieri, per armonizzarle. Nel preavvisarvi l'invio del piano d'azione concretato dal Supremo Consiglio in base alla psicologia del Vostro popolo e alla conoscenza del despota, Vi sollecitiamo l'invio dei dati del Vostro tesoro per equilibrarlo con quelli degli altri Orienti, acciò di bilanciarlo alle necessità generali dell'azione ed eventualmente per provvedere in tempo alle sue deficienze.

DOCUMENTO 3. Le vittorie di Etiopia sono uno scacco per il 'Supremo potere' - Londra, 20 maggio 1936: Da tutti gli Orienti ci pervengono osservazioni, tutt'altro che benevole, per i risultati ottenuti sullo sviluppo della campagna italiana in Etiopia. È la prima volta che il nostro Supremo potere viene messo in scacco da un avversario che non avrebbe avuto la capacità e i mezzi di poterci resìstere. Questo prova che in tutti i Fratelli dell'Oriente italiano è mancata la volontà di essere soprattutto massoni, come il sacro giuramento prestato imponeva loro di dimostrare coi fatti. Non possiamo accettare le ragioni da Voi posteci e da Voi ritenute adatte a giustificare l'impossibilità materiale di eseguire i voleri del Supremo Grande Oriente Universale, interprete fedele e regolatore degli interessi della Massoneria Universale. Il fallimento del piano applicato attraverso la Società delle Nazioni e l'aiuto che il despota reca ai ribelli spagnoli nostri nemici, ne sono la prova irrefutabile. Il Supremo Grande Oriente che veglia in permanenza sugli interessi della nostra grande Famiglia, dopo i ripetuti avvertimenti fatti a Voi pervenire per mio mezzo, ha deciso di infliggervi il biasimo di tutta la Massoneria Universale e dì richiamare all'ordine, per l'ultima volta, tutto l'Oriente italiano, dal Supremo Gran Consigliere all'ultimo Fratello del grado I, e con l'avvertimento categorico che, continuando nella condotta tenuta fino ad oggi, detto Oriente verrà irrevocabilmente e definitivamente espulso dalla Grande Famiglia Universale per indegnità massonica dimostrata nell'imperdonabile tradimento. Riteniamo superfluo rammentarvi le dure conseguenze che risulterebbero a danno Vostro e di tutti i Fratelli dell'Oriente italiano, perché la Massoneria Universale non ha alcuna intenzione di abdicare nella lotta intrapresa, e la Vostra Nazione si verrebbe a trovare indifesa nelle dure conseguenze che ne deriverebbero. Attendiamo di leggere le Vostre conclusioni in merito e di prendere nota di quelle assicurazioni sostanziali che riterrete di presentarci per la difesa del Vostro avvenire in seno alla Grande Famiglia, rammentandovi che accetteremo solamente argomenti concreti e veramente atti ad assicurarci.

DOCUMENTO 4. Londra, 27 giugno 1936: Abbiamo preso atto delle giustificazioni inviatici per decisione unanime del Vostro Supremo Gran Consiglio e le accettiamo con riserva di vederle convalidate dalle Vostre opere e pertanto veniamo a porgerVi il mezzo per dimostrarci la sincerità della Vostra fede. Gli osservatori presso di Voi distaccati dal Supremo Gran Consiglio della Massoneria Universale, ci riferiscono con ampia e dotta relazione, che qualora la fede dei Vostri Fratelli fosse sincera, nella zona di codesto Oriente il terreno sarebbe maturo per passare dalla fase decisiva della lotta contro il nostro più mortale nemico. Ci rivolgiamo perciò al Potentissimo Fratello Venerabile Maestro del Gran Oriente Italiano, posto sulle sponde del vecchio Tevere, del Rito Scozzese Antico e Accettato, e della Gran Loggia Simbolica Italiana: Potentissimo, il Gran Maestro del Supremo Grande Oriente Universale, è pronto quindi a comunicare a tutti i Fratelli del suo Oriente e di quella Gran Loggia Simbolica, e ai loro visitatori, le disposizioni di massima già sottoposte al Vostro altissimo parere. Noi, Supremo Gran Maestro del Supremo Grande Oriente Universale, dopo l'ultima approvazione del Supremo Gran Consiglio ci degneremo trasmetterle per iniziare la decisiva della lotta. Noi riterremo personalmente responsabili sia il Potentissimo Fratello Gran Maestro, sia i Potentissimi Fratelli del grado 33° del Vostro Gran Consiglio, di fronte alla loro coscienza massonica, di fronte a noi Supremi Regolatori della Condotta Massonica Universale e al cospetto dell'Altissimo Grande Architetto dell'Universo, per ciò che riguarda la fedele e accurata esecuzione dei voleri del Congresso Universale emanati da Noi, suo esecutore, e solo innanzi a Lui responsabile. Fidando sulla Vostra fede vi investiamo del potere Supremo perché prendiate, a Nostro Nome, tutte le precauzioni necessarie alla perfetta riuscita dell'attuazione dei voleri del Congresso. Voi Potentissimo Gran Maestro detterete gli ordini necessari per guidare e sostenere i Fratelli diligenti che avranno l'onore della responsabilità, e provvederete alla rigorosa sorveglianza acciocché tutti gli altri Fratelli attivi e dormienti, collaborino con essi volenterosamente, prendendo nel contempo tutte le misure perché nessuno possa tradire anche involontariamente l'opera nostra. A questo riguardo Vi autorizziamo, Potentissimo Gran Maestro, ad infliggere, anche a Nostro Nome, tutte le punizioni, comprese quelle del 'rogo' e della soppressione effettiva, rammentando che i Fratelli incaricati della sorte di questo triste ma necessario mandato, sono fin da ora riconosciuti degni di tutte le lodi, della Nostra imperitura riconoscenza, dell'impunità più assoluta e della nostra sostanziale protezione, come di eventuale adeguato compenso. Qualora Voi, Venerabile Gran Maestro, trovaste ostacoli sormontabili solo col Nostro diretto intervento, dovrete premurosamente richiedercelo, certo di ottenerlo e sviluppato con completa e sollecitata energia.

DOCUMENTO 5. Il perché dell'alleanza col 'detestato' bolscevismo - Londra, 15 agosto 1936: Per ogni azione da svolgere nella lotta, il Dilettissimo Nostro Potentissimo Fratello Maestro tenga presente che tutte le Nazioni democratiche del Globo, dal Grande Architetto a Noi affidate, quando sarà giunto il momento, entreranno coalizzate in guerra contro l'acerrimo nemico per annientarlo. In seguito ai Vostri giusti rilievi e ai preziosi consigli trasmessici dai Fratelli interessati, Vi comunichiamo, Venerabile Gran Maestro, che la Russia, benché non sia più quella del Nostro Gran Fratello Lenin, troppo prematuramente scomparso, sta distruggendo inesorabilmente con la Vita dei Nostri Dilettissimi Fratelli ogni Nostro potere e attività in quel disgraziato Oriente, e scenderà certamente in campo con le Nazioni democratiche. La necessità strategica da Voi, Dilettissimo Gran Maestro giustamente impostaci per la comune salvezza, ha riempito l'animo Nostro di amarezza per l'orrore di tale inderogabile necessità; però purtroppo siamo costretti a riconoscere che nella lotta senza quartiere iniziata contro il più mortale nemico, avere al fianco un alleato di quella potenza può significare la vittoria. Facciamo perciò buon viso alla jattura che Ci colpisce temporaneamente, consolandoci con la certezza di poter battere, attraverso lui, il più potente dei due nemici. L'Altissimo Grande Architetto dell'Universo Ci consentirà, in seguito, di distruggerlo per vendicare inesorabilmente la morte e il martirio di tanti nostri disgraziati e dilettissimi Fratelli. Nella certezza di quanto è giusto ottenere dobbiamo trovare la forza per marciare al fianco di tale inesorabile nemico. Eliminate quindi ogni contrasto coi partecipanti al bolscevismo, aiutandoli quel tanto che serva a provare la Nostra apparente benevolenza, servendovi, con cautela, dei pochi Fratelli loro simpatizzanti.

DOCUMENTO 6. Suscitare rancore contro il Duce e il regime fascista - Londra, 28 ottobre 1936: Nel trascrivervi gli ordini ricevuti ed approvati dal Supremo Gran Consiglio già da Voi precedentemente sanzionati, Vi comunichiamo che sono stati elaborati in base alla perfetta conoscenza della psicologia del popolo da Voi sorvegliato. Con le variazioni adatte alla differenza di mentalità dei popoli corrispondenti, andiamo ad impartirle anche ai Grandi Orienti tedesco e spagnolo e a tutti gli altri Orienti interessati. Fingere devozione al Duce e applicare le leggi senza logica: Illustrateli con chiarezza ai Dilettissimi Vostri Fratelli e ai loro visitatori, analizzandoli con perfetto spirito massonico e in modo che l'opera dei buoni e volenterosi Fratelli, presenti nei posti di comando del fascismo, una volta attuata, lasci ignari tutti coloro che non sono con noi, rammentando a tutti che occorre agire sempre esaminando l'azione da compiere in base alla psicologia umana e all'esperienza che si possiede sui singoli e sul popolo dal quale ci ripromettiamo di ottenere il risultato. Curate soprattutto la precisione dei particolari perché solo l'esecuzione scrupolosa di essi può dare la certezza della vittoria, senza preoccuparvi del risultato che certamente pregiudicherebbe quello finale. Con questa accuratezza provocheremo la confusione, il malumore e poi il rancore verso il despota e il regime, diminuendo lentamente ma sicuramente la capacità di rendimento dei suoi adepti in buona fede e la stima dei simpatizzanti, degli agnostici e del popolo tutto. Nulla deve essere abbandonato al caso. Fingere alla perfezione una incondizionata devozione al Duce e all'idea: fascista, sacrificando, se occorre, qualche Fratello noto (da compensare in seguito) pur di dare tale sicurezza. Assecondare abilmente lo sviluppo del lavoro mussoliniano, senza mai dimenticare di farlo gravare anziché gradire al popolo. Applicare le leggi fasciste con la minor logica possibile e con la massima rigidezza. Il Partito Socialista con gli scioperi bianchi, più perniciosi di qualunque altra forma di ribellione, vinse le sue più belle battaglie e noi dobbiamo saperne seguire l'esempio. Quando una disposizione o una legge, così applicata, provocherà il malessere, occorrerà proporre nuove disposizioni in apparenza adatte a correggere il supposto errore che, applicate col metodo anzidetto, completeranno il risultato. Svalutare i fascisti e invelenire gli antifascisti: Nella creazione degli organi corporativi, provocare la necessità di un maggior numero di essi, in modo da rendere pletorico l'inquadramento e praticamente irraggiungibile lo scopo, favorendo la confusione e la perplessità che verranno a crearsi nella Nazione. Portare le autorità costituite, Pubblica Sicurezza, Carabinieri Reali, Guardia di Finanza, ad assecondare in pieno il nostro piano creando, con arresti, carcerazioni, confinamenti ecc., il vittimismo, specie tra i fascisti definiti puri, per farlo ricadere sul loro capo e sul fascismo. Per ottenere questo risultato occorre corazzare le nostre coscienze adamantine con la necessità impellente del Nostro successo, rammentando che il fine giustifica il mezzo. Segnalare tutte le pubblicazioni antifasciste, anche se inoffensive, provocando quei provvedimenti coercitivi che le renderanno più preziose e facilmente assimilabili; favorire la diffusione di quelle fasciste di nessun valore, per dimostrare la povertà dell'intellettualità fascista. Favorire la corruzione per disgustare il popolo: Coadiuvare con ogni mezzo i Fratelli presenti nelle Forze Armate, specialmente quelli dello Stato Maggiore, vantandone presso il Duce il sapere e la fedeltà fascista. Fomentare, in qualsiasi modo, l'attrito tra Milizia ed Esercito. Spronare tutti i Fratelli ma specialmente i Potentissimi a consolidare, a spese del regime, la loro posizione materiale al fine di poter generosamente pensare al 'sacco della vedova', controllando che ciò avvenga con serietà d'intenti; questo provocherà il disgusto del popolo e specialmente di coloro che non possono arrivarvi. Sabotare con tutti i mezzi, nessuno escluso, la tedescofilia di Mussolini, favorendo la ben nota fobia del Sovrano. Depauperare le scorte e spingere al contrabbando: Ritardare il più possibile il razionamento sui generi di prima necessità, in modo da depauperare le scorte, sabotando con tutti i mezzi la sua applicazione quando verrà decisa; spingere nel miglior modo tutto il popolo al contrabbando per produrre, nel più breve tempo, la svalutazione della moneta favorendone tutte le conseguenze. I Nostri Fratelli preposti alla direzione del razionamento dovranno, con l'applicazione rigida delle disposizioni, provocare il marasma, ostacolando in ogni modo le importazioni dall'estero. Noi penseremo a coadiuvare la loro azione dall'esterno. Provocare, adoperando con accortezza tutti i ben noti sistemi, il depauperamento delle finanze italiane, propagandone poi largamente tra i1 popolo le conseguenze e addebitarne la causa alla condotta del Governo. Comunicate ai Fratelli dell'Esercito le norme presenti, perché comincino ad adeguare la loro condotta allo scopo.

DOCUMENTO 7. Aizzare contro Mussolini i subalterni delle Forze Armate - Londra, 15 dicembre 1936: Vi trasmettiamo le istruzioni di massima per i Fratelli appartenenti ai Dicasteri militari che il Supremo Gran Consiglio ha riveduto e corretto in base alle vostre osservazioni e alla relazione dei Potentissimi Fratelli Osservatori. Sabotare per via capillare ogni intendimento fascista e soprattutto il sentimento tedescofilo, principalmente fra gli ufficiali subalterni che sono più a diretto contatto con la truppa, creando lentamente rancore per Mussolini. Dimostrare, con argomenti adatti e soprattutto con le cifre, la solidità e la grandezza della potenza finanziaria e militare, praticamente inesauribile, delle Nazioni democratiche, mettendo in evidenza l'immensità dell'Impero Inglese, ove il sole non tramonta mai, facendo risultare che la Russia, loro fedele alleata, sarebbe da sola sufficiente a battere tutte le Nazioni fasciste. Vantare qualunque successo politico e, quando verranno, quelli militari dei nostri amici, minimizzando quelli fascisti. Portare il servizio di informazioni militari nelle mani della Massoneria: I Fratelli diano esempio di critica prima benevola, poi sempre più accentuata, agli inferiori, dimostrando evidente sprezzo per le eventuali rappresaglie che lasciano indifferente l'elemento militare, guardandosi dal non commettere errori con gli elementi fedeli al Regime verso i quali dovranno saper fingere l'attaccamento al fascismo. Quando le truppe italo-tedesche verranno messe a contatto fra loro, drammatizzare tutti quegli incidenti che certamente nasceranno tra i bassi elementi, cosi differenti di abitudini e di mentalità, in modo che tra i componenti dei due eserciti non possa sorgere, né mantenersi, il benché minimo sentimento di cameratismo che sarebbe esiziale al nostro piano. Far giungere alle nazioni amiche, attraverso il Nostro tramite, tutte le notizie interessanti su macchine di guerra veramente utili e qualsiasi progetto geniale che i Nostri Fratelli avessero studiato e volessero, dietro adeguato compenso, cedere ai Nostri alleati. Provvedere a porre, fin da ora, a Capo del SIM e specie della Divisione Controspionaggio, dei Fratelli di Vostra completa fiducia, che al momento giusto sappiano neutralizzare gli effetti, per noi deleteri, di quei servizi, allontanandone accortamente tutti gli elementi fascisti e filo-fascisti, ponendo i volenterosi che intendessero collaborare col 'Servizio' per amor patrio, nelle condizioni di perderne l'intenzione. Creare la deficienza dei viveri per la popolazione civile: Per diminuire con certezza gli effetti dannosi, sarebbe bene creare in detta branca delle altre Divisioni Speciali, con compiti unici e ben definiti, in modo che dividendo le responsabilità e i compiti, se ne diminuisca l'efficacia dei risultati. Queste nuove specialità accavallandosi fra loro, dovranno produrre la confusione adatta ad annullare la capacità di lavoro di tutte quelle zelanti persone non ancora allontanate. Quale sia l'esito di queste ultime disposizioni, dovrete adoperarvi per segnalarci in tempo gli agenti distaccati all'estero per neutralizzare la loro opera dannosa. Ci facciamo garanti della vita, della completa incolumità personale e del benessere di quegli agenti che Ci verranno segnalati in tempo utile e per i quali Ci limiteremo alla neutralizzazione del loro lavoro. Sarebbe superfluo aggiungere che nel caso essi fossero Nostri Fratelli, come tali dovranno essere segnalati immediatamente. I Fratelli dello Stato Maggiore, requisendo per le Forze Armate più del necessario, ostacoleranno lo svolgimento della vita civile, creando quello stato di disagio necessario a far odiare il Fascismo e a porre la Nazione in stato di marasma e poi di collasso. Far mancare alla truppa i rifornimenti: A questo riguardo tenete presente che la deficienza dei viveri influisce più sulla popolazione civile che sull'elemento militare, sorvegliato e guidato dalla disciplina, e che quindi, sottraendo al consumo civile la maggior quantità di viveri e di altri generi necessari porremmo il popolo nelle condizioni di risentimento, diminuendone la capacità morale e togliendogli la volontà di incitamento alla resistenza militare. Anche se i magazzini dell'esercito verranno a trovarsi ben forniti, si dovrà cercare il modo di far mancare alla truppa i rifornimenti necessari, specie nell'equipaggiamento personale, in quanto questa deficienza apparente è, da sola, sufficiente a far ritenere certa la mancanza di scorte. Una volta create le deficienze, con propaganda molto accorta e facendo in modo che siano i militari, specie di truppa, a farle conoscere al popolo, occorre farne ricadere la colpa sul Capo del Governo e sugli eventuali responsabili militari che possono essere scambiati per fascisti. Fare apparire Vittorio Emanuele III come 'simpatizzante' massone: I Nostri Potentissimi Fratelli dello Stato Maggiore debbono trovare il modo plausibile che non urti, almeno inizialmente, la suscettibilità di Mussolini, per trovarsi a diuturno contatto col Sovrano, verso il quale rammentando le sue innate fobie tedesche, useranno una persuasione lenta, accorta e sottile, per addebitare le varie cause, sorgenti col tempo, al Capo del Governo, del quale però si dichiareranno tuttavia, entusiasti ammiratori, e questo fino a quando non sarete ben certi di avere completamente il Sovrano dalla parte Vostra. A questo riguardo rammentare che egli, da principe ereditario, è stato realmente nostro simpatizzante, e accolto da noi quale 'gradito visitatore'. Il Commissariato per le fabbricazioni di guerra dovrà essere assegnato a un Potentissimo Fratello, molto accorto e assolutamente devoto alla causa, in quanto esso non potrà, per la sua posizione essere giornalmente controllato dal Vostro vigile occhio. Questi dovrà curare che la distribuzione delle materie prime alle industrie di guerra avvenga in modo da favorire il più possibile quelle rette da Fratelli obbedienti, procrastinando ogni assegnazione e fornitura non rispondente ai Nostri fini. L'ordine è uno solo: tradire: Provvedere a perfezionare fin d'ora, attraverso il SIM, il sistema di fornire al momento opportuno ai Nostri amici, e per tramite Nostro, i cifrari riservati e le segnalazioni riguardanti tutti i movimenti militari e specialmente quelli marittimi relativi ai convogli di rifornimenti, che dovranno esserCi segnalati soprattutto nei momenti critici della guerra, quando intercettarli vuol dire vincere. Ostacolare tutte le proposte atte al miglioramento del vitto alla truppa e alla mensa ufficiali, perché il malessere creato in quel campo è il miglior coefficiente per far maggiormente gravare il peso della guerra sui combattenti. Favorire in ogni modo la distanza corrente fra i vari gradi di ufficiali, e fra questi e la truppa, in modo che manchi l'affiatamento e che la comunicativa del superiore influisca il meno possibile sull'inferiore, favorendo l'irrigidimento della disciplina formale, cercando pure di distaccare quanto è più possibile militari dai centri abitati ove potrebbero trovare conforto, ed eventuale incitamento alla guerra; a meno che nei centri abitati non prevalgano gli elementi sovvertitori. Non Ci stancheremo mai di ripetere che la nostra azione deve basarsi innanzi tutto sui coefficienti psicologici e sull'accurato studio delle conseguenze materiali che esse produrranno con la loro applicazione. Nell'autorizzarVi tutte le iniziative che tendono a colmare le lacune e le difficoltà che certamente sorgeranno durante l'esecuzione del piano, di cui gli ordini di massima trasmessiVi rappresentano la falsa riga, Vi rammentiamo che tutto l'avvenire della Massoneria Universale è posto nelle Vostre mani e che l'attenzione di tutti i Fratelli della Grande Famiglia è rivolta ansiosamente su di Voi.

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lunedì 23 marzo 2009

Il programma di San Sepolcro

Programma di San Sepolcro
Fondazione dei Fasci di Combattimento
Benito Mussolini
Pubblicato su "Il Popolo d'Italia" del 24 marzo 1919

"Senza troppe formalità o pedanterie vi leggerò tre dichiarazioni che mi sembrano degne di discussione e di voto. Poi, nel pomeriggio, riprenderemo la discussione sulla nostra dichiarazione programmatica. Vi dico subito che non possiamo scendere ai dettagli. Volendo agire prendiamo la realtà nelle sue grandi linee, senza seguirla minutamente nei suoi particolari."

Prima dichiarazione:...

"L'adunata del 23 marzo rivolge il suo primo saluto e il suo memore e reverente pensiero ai figli d'Italia che sono caduti per la grandezza della Patria e per la libertà del mondo, ai mutilati e invalidi, a tutti i combattenti, agli ex-prigionieri che compirono il loro dovere, e si dichiara pronta a sostenere energicamente le rivendicazioni d'ordine materiale e morale che saranno propugnate dalle associazioni dei combattenti. Siccome noi non vogliamo fondare un partito dei combattenti, poiché un qualche cosa di simile si sta già formando in varie città d'Italia, non possiamo precisare il programma di queste rivendicazioni. Lo preciseranno gli interessati. Dichiariamo che lo appoggeremo. Noi non vogliamo separare i morti, né frugare loro nelle tasche per vedere quale tessera portassero: lasciamo questa immonda bisogna ai socialisti ufficiali. Noi comprenderemo in un unico pensiero di amore tutti i morti, dal generale all'ultimo fante, dall'intelligentissimo a coloro che erano incolti ed ignoranti. Ma voi mi permetterete di ricordare con predilezione, se non con privilegio, i nostri morti, coloro che sono stati con noi nel maggio glorioso: i Corridoni, i Reguzzoni; i Vidali, i Deffenu, il nostro Serrani, questa gioventú meravigliosa che è andata al fronte e che là è rimasta. Certo, quando oggi si parla di grandezza della patria e di libertà del mondo, ci può essere qualcuno che affacci il ghigno e il sorriso ironico, poiché ora è di moda fare il processo alla guerra: ebbene la guerra si accetta in blocco o si respinge in blocco. Se questo processo deve essere eseguito, saremo noi che lo faremo e non gli altri. E volendo del resto esaminare la situazione nei suoi elementi di fatto, noi diciamo subito che l'attivo e il passivo di un'impresa così grandiosa non può essere stabilito con le norme della regolarità contabile: non si può mettere da una parte il quantum di fatto e di non fatto: ma bisogna tener conto dell'elemento "qualitativo". Da questo punto di vista noi possiamo affermare con piena sicurezza che la Patria oggi è píú grande: non solo perché giunge al Brennero - dove giunge Ergisto Bezzi, cui rivolgo il saluto - non solo perché va alla Dalmazia. Ma è più grande l'Italia anche se le piccole anime tentano un loro piccolo giuoco; è più grande perché noi ci sentiamo più grandi in quanto abbiamo l'esperienza di questa guerra, inquantoché noi l'abbiamo voluta, non c'è stata imposta, e potevamo evitarla. Se noi abbiamo scelto questa strada è segno che ci sono nella nostra storia, nel nostro sangue, degli elementi e dei fermenti di grandezza, poiché se ciò non fosse noi oggi saremmo l'ultimo popolo del mondo. La guerra ha dato ciò che noi chiedevamo: ha dato i suoi vantaggi negativi e positivi: negativi in quanto ha impedito alle case degli Hohenzollern, degli Absburgo e degli altri di dominare il mondo, e questo è un risultato che sta davanti agli occhi di tutti e basta a giustificare la guerra. Ha dato anche i suoi risultati positivi poiché in nessuna nazione vittoriosa si vede il trionfo della reazione. In tutte si marcia verso la più grande democrazia politica ed economica. La guerra ha dato, malgrado certi dettagli che possono urtare gli elementi più o meno intelligenti, tutto quello che chiedevamo. E perché parliamo anche degli ex-prigionieri- È una questione scottante. Evidentemente ci sono stati di quelli che si sono arresi, ma quelli si chiamano disertori: d'altra parte in quella massa c'è la grande maggioranza che è caduta prigioniera dopo aver fatto il suo dovere, dopo aver, combattuto: se così non fosse potremmo cominciare a bollare Cesare Battisti e molti valorosi e brillanti ufficiali e soldati che hanno avuto la disgrazia di cadere nelle mani del nemico."

Seconda dichiarazione:

"L'adunata del 23 marzo dichiara di opporsi all'imperialismo degli altri popoli a danno dell'Italia e all'eventuale imperialismo italiano a danno di altri popoli; accetta il postulato supremo della Società delle Nazioni che presuppone l'integrazione di ognuna di esse, integrazione che per quanto riguarda l'Italia deve realizzarsi sulle Alpi e sull'Adriatico con la rivendicazione e annessione di Fiume e della Dalmazia. Abbiamo quaranta milioni di abitanti su una superficie di 287 mila chilometri quadrati separati dagli Appennini che riducono ancora di più la disponibilità del nostro territorio lavorativo: saremo fra dieci o venti anni sessanta milioni ed abbiamo appena un milione e mezzo di chilometri quadrati di colonia, in gran parte sabbiosi, verso i quali certamente non potremo mai dirigere il più della nostra popolazione. Me se ci guardiamo attorno vediamo l'Inghilterra che con quarantasette milioni di abitanti ha un impero coloniale di 55 milioni di chilometri quadrati e la Francia che con una popolazione di trentotto milioni di abitanti ha un impero coloniale di 15 milioni di chilometri quadrati. E vi potrei dimostrare con le cifre alla mano che tutte le nazioni del mondo, non esclusi il Portogallo, l'Olanda e il Belgio, hanno tutte quante un impero coloniale al quale tengono e che non sono affatto disposte a mollare in base a tutte le ideologie che possono venire da oltre oceano. Lloyd George parla apertamente di impero inglese. L'imperialismo è il fondamento della vita per ogni popolo che tende ad espandersi economicamente e spiritualmente. Quello che distingue gli imperialismi sono i mezzi. Ora i mezzi che potremo scegliere e sceglieremo non saranno mai mezzi di penetrazione barbarica, come quelli adottati dai tedeschi. E diciamo: o tutti idealisti o nessuno. Si faccia il proprio interesse. Non si comprende che si predichi l'idealismo da parte di coloro che stanno bene a coloro che soffrono, poiché ciò sarebbe molto facile. Noi vogliamo il nostro posto nel mondo poiché ne abbiamo il diritto. Riaffermo qui in questo ordine del giorno, il "postulato societario della Società delle Nazioni". È nostro in fin dei conti, ma intendiamoci: se la Società delle Nazioni deve essere una solenne "fregata" da parte delle nazioni ricche contro le nazioni proletarie per fissare ed eternare quelle che possono essere le condizioni attuali dell'equilibrio mondiale, guardiamoci bene negli occhi. Io comprendo perfettamente che le nazioni arrivate possano stabilire questi premi d'assicurazione della loro opulenza e posizione attuale di dominio. Ma questo non è idealismo; è tornaconto e interesse."

Terza dichiarazione:

"L'adunata del 23 marzo impegna i fascisti a sabotare con tutti i mezzi le candidature dei neutralisti di tutti i Partiti. Voi vedete che io passo da un punto ad un altro, ma in tutto ciò c'è logica, c'è un filo. Io non sono un entusiasta delle battaglie schedaiole, tanto è vero che da tempo ho abolito le cronache del 'Camerone' e nessuno se ne è doluto: anzi il mio esempio aveva consigliato altri giornali a ridurre questa cronaca scandalosa fino ai limiti dello strettamente necessario. In ogni modo è evidente che entro quest'anno ci saranno le elezioni. Non si conosce ancora la data né il sistema che sarà seguito, ma dentro l'anno ci saranno queste battaglie elettorali e cartacee. Ora, si voglia o non si voglia, in queste elezioni si farà il processo alla guerra, cioè il "fatto guerra" essendo stato il fatto dominante della nostra vita nazionale, è chiaro che non si potrà evitare di parlare di guerra. Ora noi accetteremo la battaglia precisamente sul fatto guerra, poiché non solo non siamo pentiti di quello che abbiamo fatto, ma andiamo più in là: e con quel coraggio che è frutto del nostro individualismo, diciamo che se in Italia si ripetesse una condizione di cose simile a quella del 1915, noi ritorneremmo a invocare la guerra come nel 1915. Ora è molto triste il pensare che ci siano stati degli interventisti che hanno defezionato in questi ultimi tempi. Sono stati pochi e per motivi non sempre politici. C'è stato il trapasso originato da ragioni di indole politica che non voglio discutere, ma c'è stata la defezione originata dalla paura fisica. Per quietare la belva molliamo la Dalmazia, rinunciamo a qualche cosa. Ma il calcolo è pietosamente fallito. Noi, non solo non ci metteremo su quel terreno politico, ma non avremo nemmeno quella paura fisica che è semplicemente grottesca. Ogni vita vale un'altra vita, ogni sangue vale un altro sangue, ogni barricata un'altra barricata. Se ci sarà da lottare impegneremo anche la lotta delle elezioni. Ci sono stati neutralisti fra i socialisti ufficiali e fra i repubblicani. Anche i cosiddetti cattolici del Partito italiano cercano di rimettersi in carreggiata per far dimenticare la loro opera mostruosa che va dal convegno di Udine al grido nefando uscito dal Vaticano. Tutto ciò non è stato soltanto un delitto contro la Patria ma si è tradotto in un di piú di sangue versato, di mutilati e di feriti. Noi andremo a vedere i passaporti di tutta questa gente: tanto dei neutralisti arrabbiati come di coloro che hanno accettato la guerra come una corvée penosa; andremo nei loro comizi, porteremo dei candidati e troveremo tutti i mezzi per sabotarli. Noi non abbiamo bisogno di metterci programmaticamente sul terreno della rivoluzione perché, in senso storico, ci siamo dal 1915. Non è necessario prospettare un programma troppo analitico, ma possiamo affermare che il bolscevismo non ci spaventerebbe se ci dimostrasse che esso garantisce la grandezza di un popolo e che il suo regime sia migliore degli altri. È ormai dimostrato irrefutabilmente che il bolscevismo ha rovinato la vita economica della Russia. Laggiù, l'attività economica, dall'agricoltura all'industria, è totalmente paralizzata. Regna la carestia e la fame. Non solo, ma il bolscevismo è un fenomeno tipicamente russo. Le nostre civiltà occidentali, a cominciare da quella tedesca, sono refrattarie. Noi dichiariamo guerra al socialismo, non perché socialista, ma perché è stato contrario alla nazione. Su quello che è il socialismo, il suo programma e la sua tattica, ciascuno può discutere, ma il Partito Socialista Ufficiale Italiano è stato nettamente reazionario, assolutamente conservatore, e se fosse trionfata la sua tesi non vi sarebbe oggi per noi possibilità di vita nel mondo. Non è il Partito Socialista quello che può mettersi alla testa di un'azione di rinnovamento e di ricostruzione. Siamo noi, che facendo il processo alla vita politica di questi ultimi anni, dobbiamo inchiodare alla sua responsabilità il Partito Socialista Ufficiale. E' fatale che le maggioranze siano statiche, mentre le minoranze sono dinamiche. Noi vogliamo essere una minoranza attiva, vogliamo scindere il Partito Socialista Ufficiale dal proletariato, ma se la borghesia crede di trovare in noi dei parafulmini, s'inganna. Noi dobbiamo andare incontro al lavoro. Già al tempo dell'armistizio io scrissi che bisognava andare incontro al lavoro per chi ritornava dalle trincee, perché sarebbe odioso e bolscevico negare il riconoscimento dei diritti di chi ha fatto la guerra. Bisogna perciò accettare i postulati delle classi lavoratrici: vogliono le otto ore? Domani i minatori e gli operai che lavorano di notte imporranno le sei ore? Le pensioni per l'invalidità e la vecchiaia? Il controllo sulle industrie? Noi appoggeremo queste richieste, anche perché vogliamo abituare le classi operaie alla capacità direttiva delle aziende, anche per convincere gli operai che non è facile mandare avanti un'industria e un commercio. Questi sono i nostri postulati, nostri per le ragioni che ho detto innanzi e perché nella storia ci sono cicli fatali per cui tutto si rinnova, tutto si trasforma. Se la dottrina sindacalista ritiene che dalle masse si possano trarre gli uomini direttivi necessari e capaci di assumere la direzione del lavoro, noi non potremo metterci di traverso, specie se questo movimento tenga conto di due realtà: la realtà della produzione e quella della nazione. Per quello che riguarda la democrazia economica, noi ci mettiamo sul terreno del sindacalismo nazionale e contro l'ingerenza dello Stato, quando questo vorrebbe assassinare il processo di creazione della ricchezza. Combatteremo il retrogradismo tecnico e spirituale. Ci sono industriali che non si rinnovano dal punto di vista tecnico e dal punto di vista morale. Se essi non troveranno la virtù di trasformarsi, saranno travolti, ma noi dobbiamo dire alla classe operaia che altro è demolire, altro è costruire, che la distruzione può essere opera di un'ora, mentre la creazione è opera di anni o di secoli. Democrazia economica, questa è la nostra divisa. E veniamo alla democrazia politica. Io ho l'impressione che il regime attuale in Italia abbia aperto la successione. C'è una crisi che balza agli occhi di tutti. Abbiamo sentito tutti durante la guerra l'insufficienza della gente che ci governa e sappiamo che si è vinto per le sole virtù del popolo italiano, non già per l'intelligenza e la capacità dei dirigenti. Aperta la successione del regime, noi non dobbiamo essere degli imbelli. Dobbiamo correre. Se il regime sarà superato, saremo noi che dovremo occupare il suo posto. Perciò creiamo i Fasci: questi organi di creazione e agitazione capaci di scendere in piazza a gridare: "Siamo noi che abbiamo diritto alla successione perché fummo noi che spingemmo il paese alla guerra e lo conducemmo alla vittoria!". Dal punto di vista politico abbiamo nel nostro programma delle riforme: il Senato deve essere abolito. Mentre traccio questo atto di decesso devo però aggiungere che il Senato in questi ultimi tempi si è dimostrato di molto superiore alla Camera. Ci voleva poco? È vero, ma quel poco è stato fatto. Noi vogliamo dunque che quell'organismo feudale sia abolito; chiediamo il suffragio universale, per uomini e donne; lo scrutinio di lista a base regionale; la rappresentanza proporzionale. Dalle nuove elezioni uscirà un'assemblea nazionale alla quale noi chiediamo, che decida sulla forma di governo dello Stato italiano. Essa dirà: repubblica o monarchia, e noi che siamo stati sempre tendenzialmente repubblicani, diciamo fin da questo momento: repubblica! Noi non andremo a rimuovere i protocolli e a frugare negli archivi, non faremo il processo retrospettivo e storico alla monarchia. L'attuale rappresentanza politica non ci può bastare; vogliamo una rappresentanza diretta dei singoli interessi, poiché io, come cittadino, posso votare secondo le mie idee, come professionista devo poter votare secondo le mie qualità professionali. Si potrebbe dire contro questo programma che si ritorna verso le corporazioni. Non importa. Si tratta di costituire dei Consigli di categorie che integrino la rappresentanza sinceramente politica. Ma non possiamo fermarci su dettagli. Fra tutti i problemi, quello che oggi interessa di piú è di creare la classe dirigente e di munirla dei poteri necessari. E inutile porre delle questioni più o meno urgenti se non si creano i dirigenti capaci di risolverle. Esaminando il nostro programma vi si potranno trovare delle analogie con altri programmi; vi si troveranno postulati comuni ai socialisti ufficiali, ma non per questo essi saranno identici nello spirito perché noi ci mettiamo sul terreno della guerra e della vittoria ed è mettendoci su questo terreno che noi possiamo avere tutte le audacie. Io vorrei che oggi i socialisti facessero l'esperimento del potere, perché è facile promettere il paradiso, difficile realizzarlo. Nessun Governo domani potrebbe smobilitare tutti i soldati in pochi giorni o aumentare la quantità dei viveri, perché non ce ne sono. Ma noi non possiamo permettere questo esperimento perché i socialisti vorrebbero portare in Italia una contraffazione del fenomeno russo al quale tutte le menti pensanti del socialismo sono contrarie, da Branting e Thomas a Bernstein, perché il fenomeno bolscevico non abolisce le classi, ma è una dittatura esercitata ferocemente. Noi siamo decisamente contro tutte le forme di dittatura, da quella della sciabola a quella del tricorno, da quella del denaro a quella del numero; noi conosciamo soltanto la dittatura della volontà e dell'intelligenza. Vorrei perciò che l'assemblea approvasse un ordine del giorno nel quale accettasse le rivendicazioni del sindacalismo nazionale dal punto di vista economico. Posta questa bussola al nostro viaggio, la nostra attività dovrà darci subito la creazione dei Fasci di combattimento. Domani indirizzeremo la loro azione simultaneamente in tutti i centri d'Italia. Non siamo degli statici; siamo dei dinamici e vogliamo prendere il nostro posto che deve essere sempre all'avanguardia."

Benito Mussolini


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