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Dio - Patria - Famiglia

"Quello che abbiamo fatto in vent'anni è consegnato alla storia: è consegnato alle pietre e più ancora agli spiriti. Nessuna forza umana riuscirà a cancellare quella che è la documentazione della nostra indomabile volontà di creazione e di ricostruzione" Benito Mussolini



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Le date del fascismo...Accadde oggi


A p o l o g i a i l l u s t r e

A p o l o g i a d i p o p o l o



Gravi ingiustizie sono all'ordine del giorno ed è impossibile, nel corso del tempo, conservarne la coscienza e la memoria. In questo spazio mi propongo di archiviare tutte le notizie che riportano i crimini compiuti dal nostro sistema democratico, garantista e liberale a danno della gente onesta e a tutto favore di assassini e delinquenti di ogni risma. Così, tanto per riflettere...
-Storie di ordinaria ingiustizia nel "favoloso" sistema demo-liberale-
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sabato 5 dicembre 2009

"Cu Mussolino ogni casa un mulino, cull'americani ni pasta ni pani"

Se la II Guerra Mondiale avesse avuto un epilogo diverso, oggi conosceremmo e celebreremmo un'altra resistenza, una resistenza del tutto sconosciuta agli italiani perchè tenuta accuratamente celata dall'antifascismo.

Oggi ricorderemmo tantissimi eroi fascisti che, durante l'occupazione alleata nel sud Italia, condussero la resistenza contro il governicchio del re traditore e contro l'esercito anglo americano.

Sopra tutti va ricordato il comandante principe Valerio Pignatelli che era stato valoroso comandante di arditi nella prima guerra mondiale, comandante di Dubat in Africa Orientale, comandante di Frecce nere in Spagna e anche comandante di paracadutisti.

Egli, con lo straordinario aiuto della moglie Maria PIgnatelli, altra grande eroina della resistenza fascista, organizzò validi e combattivi nuclei insorgenti sia in Calabria che a Napoli.

Sia il principe che la moglie vennero catturati dagli anglo-americani grazie alla delazione di un traditore, poi processati, torturati e incarcerati.


Un altro famoso gruppo si insorgenti palermitani diede vita ad un giornale clandestino "A Noi!".

Memorabile resta l'episodio che vide i giovani del gruppo “A Noi” lanciare molte copie del loro giornale dal loggione del Teatro “Biondo”. Il pubblico in sala, visto di cosa si trattava, reagì inneggiando al Duce e al Fascismo e cantando inni fascisti.


Come non menzionare poi gli eroi di Comiso che per tanto tempo riuscirono a tenere testa all'esercito badogliano, dopo aver dichiarato la "Repubblica di Comiso" e che dovettero arrendersi solo ai bombardamenti degli anglo-americani? Fu lo stesso Mussolini a conferire dalla R.S.I. una medaglia d'oro a questi eroici combattenti siciliani.
V'è da dire però una cosa estremamente importante.

Se questi nuclei resistenziali fascisti non diedero inizio ad una vera e propria guerra civile nel sud Italia, questo è dovuto alla precisa volontà di Mussolini che non volle, per combattere gli invasori, che si scatennase anche una feroce lotta fratricida tra italiani.

Se nel regno del sud non vi fosse stato il governo traditore di Badoglio, la reazione fascista sarebbe stata durissima e forse gli alleati sarebbero stati ricacciati in mare.


Quella decisione del Duce basterebbe da sola a rendere agli italiani, gli italiani che ne hanno bisogno, il senso della sua grandezza.


Per ricordare queste pagine così importanti per la nostra memoria, ho deciso di riportare periodicamente articoli reperiti in rete, dai quali è possibile conoscere nei particolari le storie ed i personaggi a cui ho fatto accenno.


Quello che segue è il primo.


LA RESISTENZA AL SUD -ASPETTI SCONOSCIUTI DEL SUD- (Articolo ripreso da “La voce del sud”) Mario Varesi fonte:(http://www.italia-rsi.org)

Si ricordano da 50 anni le azioni partigiane, con tanto di monumenti, lapidi, onorificenze militari, tuttora conferite. Nessuno, o quasi, ricorda invece l'ostilità della gente del Sud agli invasori alleati. Vero: non ci fu qui guerriglia armata, ma ostilità e propaganda patriottica. Ciò per volontà precisa di Mussolini, che volle escludere il fratricidio della lotta civile e il rischio di rappresaglie anglo-americane. Volontà espressa alla Principessa Maria Pignatelli di Cerchiara, che attraversò i fronti, prima per abboccarsi col Duce, poi per rientrare a Napoli e comunicare al marito Valerio le direttive ricevute. Furono perciò riannodati clandestinamente i gruppi delle “Guardie ai Labari”, costituiti dal P.N.F. dal 1943 in previsione di sbarchi nemici. Responsabili dei gruppi furono, in Sicilia, Santagati, Russo e d'Alì, l'avv. Luigi Filosa in Calabria, l'Avv. Nando di Nardo a Napoli. Buon gioco all'attività dei gruppi furono: - l'economia sempre più disastrata; - l'inflazione galoppante, con le amlire stampate dal governo militare alleato; - il ritomo della mafia al potere, compenso per l'aiuto all'invasione; - la cresta rialzata della dirigenza prefascista, spazzata dal fascismo; - il blocco dei salari; - la riduzione del pane da 300 a 200 grammi, favorendo il mercato nero. Così il 19 ottobre 1944 si scatenò la repressione dei soldati della Div. Sabaudia, che spararono contro la folla in dimostrazione alla prefettura di Palermo al grido: “Pane, lavoro”. Ulteriore scintilla la chiamata alle armi delle classi 1922-1923-1924, per combattere contro la Germania e la R.S.I., mobilitazione sostenuta dai comunisti, ancora una volta dimentichi delle istanze popolari. A pieno diritto la gente negava fiducia al regno del Sud, fatto da quegli stessi politici e militari che il 25 luglio proclamarono “La guerra continua”, l'8 settembre tradirono la Germania e il popolo italiano, che il 9 fuggirono a Brindisi in braccio agli angloamericani, abbandonando i soldati, il 13 ottobre dichiararono addirittura guerra alla Germania. Così a Chiaramonte Gulfi iniziarono quelle manifestazioni, esplose poi a Comiso con testarda gagliardia. Si scriveva sui muri e si ripeteva in improvvisati comizi: “Non presentatevi”, “Presentarsi significa servire i Savoia”, “Non vogliamo andare contro i fratelli del Nord”. E così a Noto, Naro, Piana degli Albanesi, Ramacca Giarratana, Modica, Scicli, ecc. Anche le forze di polizia inviate furono disarmate e respinte. Il 6 gennaio 1945 la rivolta di Ragusa si diffuse ai paesi limitrofi: Vittoria, Acate, Santa Croce Camerina, Chiaramonte. Ripresa Ragusa dai governativi dopo dura battaglia, Comiso restò per una settimana a vivere la sua indipendenza con la repubblica di Comiso, fondata il 6 gennaio 1945: comitato di salute pubblica, squadre per l'ordine interno, distribuzioni di viveri a prezzi di consorzio, impossibilità di lasciare la città, pena di morte per i ladri. Il 6 gennaio furono respinti 10 autocarri militari e una littorina da Palermo con 70 carabinieri. Respinta altra littorina l'8 gennaio. Occupato l'aeroporto. Da Roma Bonomi telegrafò ad Aldisio: “Azione per stroncare definitivamente sedizione deve essere condotta a fondo e senza alcuna incertezza”. L'11 gennaio il Gen. Brisotto circondò la città. I bombardieri inglesi sono pronti a Licata per bombardare. “Se Comiso non si arrenderà, sarà distrutta”. Intervenne allora la popolazione e, tramite il clero, si addivenne alla resa. Queste le condizioni: deporre le armi, nessuna rappresaglia. Fu illusione: più di 2000 comisani languirono a Ustica, amnistiati solo nel 1946 per la proclamazione della Repubblica Italiana. Peccato che nessuno ricordi questa fedeltà alla patria, una dalle Alpi a Linosa. Anche questa è storia, locale, sia pure in un quadro generale: soprattutto senza colpo alla nuca e pugno chiuso.
fine

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sabato 28 novembre 2009

Manifesto della Vera Eresia: "CREDERE! - OBBEDIRE! - COMBATTERE!"




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venerdì 27 novembre 2009

La soluzione finale



Chi ha già letto i miei precedente scritti sulla influenza A/H1N1 e gli articoli che ho diffuso sul forum de –Il Popolo d’Italia-, sa che ho sempre visto questa faccenda come una sporca macchinazione ordita a livello internazionale, in tutti i paesi aderenti all’O.M.S., per un duplice scopo:
da un lato portare immensi guadagni alle 4 maggiori case farmaceutiche americane a cui è stato demandato di produrre milioni e milioni di dosi di vaccino, dall’altro permettere all’O.M.S. di sperimentare le proprie capacità di controllo e comando sui governi dei principali stati del mondo, configurandosi in realtà questa organizzazione come il primo nucleo del futuro governo unico mondiale.

E’ bastato, nelle ultime settimane, seguire la farsa quotidiana che si è andata svolgendo in Italia e che ancora va avanti senza che nessuno degli illustri segugi investigativi del fior fiore della casta giornalistica nostrana, perennemente sulle tracce di escort e transessuali, si sia mai posto e mai abbia posto una domanda su questo argomento.

Eppure nessuno di loro ha mai mancato di seguire il “il calendario della suina”, che non è la raccolta delle 12 pose nude della vamp di turno, quanto piuttosto la perfetta altalena tra i giorni pari, dedicati alla conta delle vittime dell’influenza e alla necessità di vaccinarsi, e i giorni dispari, spesi a ricordare che questa influenza è decine di volte meno aggressiva e pericolosa della normale influenza stagionale che ogni anno miete 8.000-9.000 vittime e a cui non viene dedicato nemmeno un servizio televisivo comulativo per il totale dei morti.

Se non fosse che l’argomento è maledettamente serio, ci sarebbe veramente da ammazzarsi dalle risate: una situazione talmente grottesca che la puzza della macchinazione sfacciata e mal celata è talmente forte da lasciare sconcertati e increduli.

Sembra ormai che siano in tantissimi nel mondo ad essersi posto degli interrogativi su quanto sta succedendo e, prove alla mano, il quadro che viene emergendo pare andare ben oltre la più fervida immaginazione e, purtroppo, ben oltre ciò che un uomo sano di mente è capace di accettare, anche solo come ipotesi.

La cosa sconvolgente è che molto probabilmente si è di fronte alla verità.

Medici, giornalisti, divulgatori scientifici hanno raccolto le prove inconfutabili che dimostrerebbero come dietro queste finte pandemie vi sarebbe un piano ben preciso che definire diabolico, sarebbe veramente molto riduttivo.

Esso mirerebbe a porre le condizioni per provocare terribili pandemie, volte a ridurre drasticamente la popolazione mondiale e a porre sotto controllo coloro che resteranno in vita.

La drastica riduzione della popolazione è infatti il primo obiettivo che il futuro governo mondiale intenderebbe raggiungere, per poter meglio gestire le risorse a disposizione, rendere stabile l’economia globale e addirittura potere controllare i singoli individui.

Tutto questo per avere un potere assoluto sull’intero pianeta.

Una di queste persone, a cui tanto dobbiamo, è la giornalista austriaca Jane Burgermeister ed il video che propongo è il primo dei sei presenti su youtube, con i quali ella spiega quanto ha potuto scoprire.
...

In questi video, Bill Ryan di Project Camelot intervista Jane Burgermeister, la giornalista Austriaca che ha recentemente sporto denuncia presso l' FBI contro l' Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), le Nazioni Unite (ONU) e diversi personaggi legati alla propagazione volontaria dell'influenza suina, con lo scopo di lucro e di depopolamento mondiale.

Ha inoltre preparato un' ingiunzione contro l' obbligo di vaccinazione, che è stata presentata in America.

Con l' avvicinarsi della data prevista per la distribuzione del vaccino anti-virus influenzale pandemico A / H1N1 della Baxter, Jane Burgermeister avvisa il mondo che sta per essere commesso il più grande crimine nella storia dell' umanità.

I 194 paesi aderenti all'OMS dovranno conformarsi ai Regolamenti di Sanità Internazionale del 2005, che POTRANNO forzare la vaccinazione di massa!

Jane Burgermeister ha la doppia nazionalità irlandese/austriaca e ha scritto per le riviste "Nature", "British Medical Journal", e "American Project".

È inoltre corrispondente europea per il sito web "Renewable Energy World".

Ha scritto molto sul cambiamento climatico, le bio-tecnologie e l' ecologia.

Nelle sue accuse la Burgermeister presenta prove di atti di bioterrorismo, ossia in palese violazione della legge degli USA, da parte di un gruppo operante all' interno degli Stati Uniti e secondo le direttive di banchieri internazionali che controllano la Federal Reserve, come pure l' OMS, l' ONU e la NATO.

Questo gruppo si è impossessato di alti uffici governativi negli USA.

In modo specifico vengono portate le prove che imputati come:

IL VERO PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI DA ALMENO IL 1990 IN POI (nonché leader indiscusso del gruppo Bilderberg):

Banchiere David Rockefeller,


Seguono:

Barack Obama - Presidente degli Stati Uniti,

David Tabarro - Coordinatore ONU per l' influenza umana ed aviaria,

Margaret Chan - Direttore Generale dell' OMS,

Kathleen Sibelius - Segretario alla Salute e ai Servizi Sociali,

Janet Napolitano - Segretario del dipartimento di Sicurezza Nazionale,

David de Rothschild - Banchiere,

George Soros - Finanziere,

Werner Faymann - Cancelliere Austriaco,

Alois Stoger - Ministro della Sanità Austriaco,

ed altri che fanno parte di questo gruppo criminale internazionale , hanno sviluppato, prodotto, accumulato ed utilizzato armi biologiche per eliminare la popolazione degli USA e di altri paesi per motivi economici e politici.

Sono coinvolte le società farmaceutiche Baxter e Novartis.

Hanno fatto questo bio-ingegnerizzando e poi distribuendo agenti biologici letali, specificamente il virus dell' influenza aviaria e il virus dell' influenza suina, per avere il pretesto di attuare un programma di vaccinazione obbligatoria di massa, che sarebbe il mezzo per somministrare un agente biologico tossico per provocare la morte e altre lesioni alla popolazione mondiale.

Secondo molti esperti questa influenza suina è un ibrido, in parte dell' influenza suina, in parte dell' influenza umana e in parte dell' influenza aviaria, una cosa che può venire solo da un laboratorio.

L' influenza A / H1N1 (o suina) non provoca la morte più spesso di quanto non lo faccia la comune influenza di stagione.

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mercoledì 28 ottobre 2009

LXXXVII Anniversario della Marcia su Roma



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domenica 18 ottobre 2009

Quando la mafia fu sconfitta

Quanti italiani oggi sanno che la mafia fu completamente debellata durante il fascismo? Quanti sanno che per ottenere questo risultato furono sufficienti solo alcuni anni e che bastarono solo due uomini, un capo di governo ed un prefetto? E quanti sanno che la mafia ritornò sbarcando con gli americani invasori nel 1943 per non andare mai più via e che moltissimi mafiosi nel dopoguerra furono addirittura riconosciuti vittime delle persecuzioni fasciste? Per decenni la figura di Cesare Mori e della sua opera è stata, ed è ancora oggi, volutamente ignorata dalla storiografia ufficiale ed il motivo è ovvio: come poter spiegare alla gente che il fascismo sconfisse la mafia, senza ammettere al contempo la non volontà dello stato attuale di conseguire lo stesso risultato? Quella del prefetto Cesare Mori, della sua vittoria sulla mafia e del suo rapporto con il Duce ed il fascismo è, a mio parere, una delle vicende più emblematiche di tutto il “ventennio”. Oserei dire che in essa si trova condensato molto dello spirito del fascismo, dello stesso Mussolini e dei suoi uomini migliori.

Ci sarebbe moltissimo da dire ma è almeno necessario fare riferimento ad alcuni punti di fondamentale importanza.

Cesare Mori, già prefetto di Bologna durante l’ultimo governo demo-liberale, fu l’unico prefetto d’Italia che, durante gli scontri tra fascisti e comunisti avvenuti dal biennio rosso fino al 1922, usò il pugno di ferro per sopprimere le violenze da ambo le parti, con il risulato di farsi odiare tanto dai fascisti quanto dai comunisti. Non era quindi un simpatizzante fascista, era solo uno strenuo difensore dell’ordine e dell’autorità statale. ...

Quando Mussolini, neo capo del governo, dovette scegliere chi mandare in Sicilia per scatenare la guerra alla mafia, in disaccordo con chi gli ricordava che Cesare Mori era un nemico dei fascisti, egli scelse proprio l’ex prefetto di Bologna, l’unico che aveva osato contrastare l’avanzata dei fascisti ma, soprattutto, l’unico che aveva dimostrato di saper compiere il proprio dovere di uomo dello Stato. Quest’ultimo aspetto era infatti il solo che contasse per Mussolini.

Altre volte Cesare Mori era stato mandato in Sicilia dai governi precedenti a “combattere” la mafia, ma ogni volta che era arrivato al punto di cominciare a sferrare i colpi più duri ed andare oltre la lotta ai semplici briganti, era sempre stato richiamato indietro. Mussolini invece fu chiaro con il nuovo prefetto di Palermo sin dall’inizio: gli conferì ogni potere, mettendogli a disposizione tutti gli uomini ed i mezzi necessari e, soprattutto, gli ordinò di non avere riguardi per nessuno, tanto in basso quanto in alto, e, se si fosse reso necessario disporre di nuove leggi, il governo se ne sarebbe fatto carico. Così fu e il “prefetto di ferro” maturò la convinzione che per la prima volta aveva un governo ed uno Stato che volevano lottare al suo fianco. Cesare Mori divenne un fascista convinto e ben presto si trovò a dover lottare contro altri fascisti molto potenti, ma sempre con l’appoggio del Duce.


Mori arrivò a colpire i vertici della mafia, sempre sostenuto da Mussolini, il quale gli affiancò il grande procuratore Gianpietro, mentre ogni giorno sul tavolo del Duce giungevano montagne di lettere ed appelli da parte di anonimi “onesti” siciliani, dai fascisti dell’isola e da tanti personaggi influenti, volti a denigrare e accusare di antifascismo il prefetto di Trapani, poi trasferito a Palermo, e delegittimarne in ogni modo l’opera repressiva. Ma Mussolini, intuendo la portata di quanto accadeva in Sicilia, ignorò sempre gli attacchi sferrati al prefetto; ben presto però, ed inevitabilmente Mori arrivò a colpire i referenti politici dei mafiosi, ormai infiltratisi all’interno della organizzazione politica fascista. Le conseguenze per il fascismo isolano non tardarono e furono devastanti. Il 27 gennaio 1927, sui muri di Palermo apparve un manifesto recitante:
* “La Direzione del Partito Nazionale Fascista dispone:

1. il Fascio di Palermo è sciolto.

2. Esso sarà ricostituito secondo le direttive della Direzione Nazionale.

3. La consegna degli uffici e dei carteggi verrà presa dai signori: Ten. Col. Ugo Parodi-Giazino(due medaglie d’argento al V.M.); Ten Ignazio Paternò di Spedalotto (due croci al merito); Cap Concetto Sgarlata(mutilato di guerra e medaglia d’argento).

Durante il periodo di scioglimento, questi ultimi provvederanno alla normale esplicazione della attività di segreteria.

(F.to A. Galeazzi, ispettore del PNF in Sicilia)”.
Poco dopo ordinò l’arresto, sotto una montagna di gravi accuse, nientemeno che del segretario del fascio siciliano, il “ducino” come veniva chiamato, Alfredo Cucco. Il colpo fu durissimo e la “bestia mafiosa” cominciò ad emanare gli ultimi disperati guaiti. Intanto Mori si preparò a mirare ancora più in alto, arrivando a colpire poco più tardi l’eroe di guerra pluridecorato, ex ministro della guerra, deputato e comandante del Corpo d’Armata di Palermo, con sede nello stesso Palazzo dei Normanni dove risiedeva anche il prefetto, il Generale Antonino Di Giorgio.

Dopo l’arresto di Alfredo Cucco e l’intensificarsi delle proteste provenenti dalla Sicilia, il prefettissimo, temendo di non essere più appoggiato, chiese udienza al Duce per esprimergli i suoi timori. In quella occasione, Mussolini gli replicò per l’ennesima volta che godeva del sostegno assoluto del governo e che non doveva preoccuparsi della “vicenda Cucco” e delle sue conseguenze politiche. Il Duce, però, aveva ormai compreso, grazie alla guerra di Cesare Mori, quale fosse la reale portata della mafia; essa era ovunque ed i suoi tentacoli si erano espansi in tutti i settori della Nazione, fino ad arrivare agli scranni del Parlamento e finanche, probabilmente, all’uscio della Sala del Mappamondo a Palazzo Venezia. La mafia ormai era in ginocchio e la sua attività era azzerata, ora i casi erano due: spingere il Prefetto di Palermo ad arrestare mezza Italia, sulla base delle ricostruzioni investigative relative al passato, oppure, visto che la mafia era stata schiacciata, avviare una ricostruzione morale e materiale della Sicilia, confidando nei benefici dell’opera di fascistizzazione nazionale, ormai avviata. Il Duce scelse saggiamente la seconda opzione.
Pochi giorni dopo quell’incontro, così Mussolini scrisse a Cesare Mori:
* Roma, 30 marzo 1928, anno VI

“Signor Prefetto, Faccio seguito colla presente al nostro recente colloquio.

Le confermo cioè le direttive assegnatele per la sua ulteriore attività. E cioè:

Disinteressarsi delle vicende Cucco e accoliti, perché l’individuo non ha importanza, né bisogna dargliene facendolo assurgere al ruolo di vittima.

Provvedere alla liquidazione giudiziaria della mafia nel più breve tempo possibile e limitare l’azione di ordine retrospettivo. Punire implacabilmente ogni nuovo delitto.

Vigilare sulla eventuale formazione di nuovi nuclei mafiosi. Soccorrere le famiglie incolpevoli, specie i bambini.

Propormi un piano per le erezioni di caserme campestri stabili dell’Arma nelle quattro provincie occidentali della Sicilia.

L’opera è a buon punto e deve essere ultimata.

V.E. la compirà.”


Mussolini
In conclusione: allora la mafia non era molto diversa da oggi, almeno dal punto di vista dei propositi criminali, della infiltrazione e collegamento con gli apparati di potere e dal punto di vista della assoluta pericolosità per la normale vita della Nazione. Senz’altro diversi erano, rispetto al presente, i mezzi adottati e le strategie. Come fu dunque possibile annientare la mafia, in un momento in cui si sapeva anche ben poco sulla sua natura e diffusione, rispetto a quanto sappiamo oggi? Le condizioni che resero possibile quell’impresa nel breve giro di qualche anno sono poche ma ben precise:

- Prima di tutto un nuovo regime, quello fascista, assolutamente determinato ad affermare una serie di princìpi volti alla rinascita della Nazione e del popolo italiano, senza possibilità di scendere a patti con qualsiasi potere che agisse al di fuori della autorità dello Stato e alle spalle del popolo. La presenza della mafia, insomma, si poneva di fronte al fascismo come una diretta sfida al principio di sovranità dello Stato, oltre che alla mera lotta alla criminalità organizzata. E La sfida venne colta e vinta senza tentennamenti.

- Un capo, il Duce del fascismo, contemporaneamente ideatore e garante diretto della rivoluzione, fu la volontà politica fatta persona, che volle a tutti i costi vincere quella battaglia, come tante altre che si susseguirono durante il ventennio.

- Un uomo, servitore onesto ed incorruttibile dello Stato, qualunque esso fosse, il prefetto Cesare Mori. Forse un uomo uguale a tanti funzionari dello Stato di oggi ma che allora, dopo aver conosciuto le cattive volontà di uno sistema demo-liberale non dissimile dall’attuale, commisto con la mafia e gli altri poteri forti, ebbe poi la possibilità di sperimentare un opposto modo di governare e risolvere i problemi, un radicale cambiamento di mentalità, una nuova ferrea ed intransigente volontà politica, come l’Italia non aveva mai conosciuto prima. Questi elementi ci permettono di comprendere perché allora la guerra alla mafia fu vinta per la prima ed unica volta e perché oggi non sia possibile ottenere lo stesso risultato.
*Quello che pensava Cesare Mori della mafia, parole valide ancora oggi:
“La mafia si protesta sempre per il Governo. E si fa forte di questo per assumere, appena colpita, la veste di perseguitata… preferibilmente politica.”

“La mafia è una vecchia puttana che ama strofinarsi cerimonialmente alle Autorità per adularle, circuirle e… incastrarle.”

“La mafia non carezzata dall’Autorità, anzi bersagliata da essa, è simile a una pianta priva di luce: si intristisce e muore.”
( *tratto da: "Il prefetto di ferro" di Arrigo Petacco)

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giovedì 24 settembre 2009

Contro l'unità dell'Area

http://www.ilduce.net , uno dei siti più qualificati per conoscere il fascismo e la figura di Benito Mussolini; al suo interno un forum che, se la logica non fa eccezioni, dovrebbe essere uno dei luoghi di discussione privilegiato dai fascisti, quelli veri.

Come sempre più spesso accade, invece, la logica continua a fare sempre più spesso eccezioni, e questo anche nel caso del suddetto forum.

Ogni tanto lo visitavo, nella speranza di leggere disquisizioni in tema di fascismo, di carpire, se proprio ero fortunato, perle di saggezza ed insegnamenti dottrinali a me sconosciuti, ma anche di apprendere di iniziative ed attività politiche interessanti.

Questo forum è frequentato, infatti, da una folta schiera di sedicenti seguaci del littorio, molti con anni, se non decenni, di conoscenza in materia ed, in molti casi, anche esperienze dirette in attività associative o politiche.

Beninteso che alcuni di questi personaggi (con “alcuni” intendo non più di un paio) sono realmente ciò che sembrano, ma la restante parte, devo ammetterlo, non riesco a proprio a classificarla. Come poterli definire al meglio? Disorientati mentali? Nevrotici dalla doppia personalità? O, più semplicemente, traditori?
...

Il tema più dibattuto in questo forum, nel settore dedicato alla politica ovviamente, è sempre il solito, ricorrente, assillante dilemma della unità dell’”area”.

Gl stessi forumisti che il giorno prima fanno a gara per esaltare le figura del Duce e le conquiste del fascismo nel famoso “ventennio”, il giorno dopo parlano di accordi possibili, sfumati, avviati e poi morti, tra i principali soggetti politici che affollano l’area, nel nome dei valori della destra in senso generico, dove sarebbero confluiti, secondo loro, le vecchie istanze del fascismo, e la conseguente necessità di doversi sbarazzare del peso morto di quei pochi nostalgici che, sempre secondo loro, ancora non avrebbero capito che il fascismo, in quanto tale, è stato consegnato alla storia e ora bisognerebbe guardare al futuro.

A parte l’ovvia constatazione che, tutto ciò che è accaduto da ieri in dietro, è stato consegnato alla storia, questa marmaglia fuori quota di finti intellettuali non comprende che il fascismo è un completo sistema di pensiero, prassi e vita, la cui validità, benchè ancorata al divenire della storia e della esperienza umana, non ha limiti né di tempo, né di spazio; il fascismo non è religione solo perché al suo vertice non vi è Dio ma una Idea.

Proseguendo nel parallelismo, non nel confronto blasfemo, tra fascismo e religione, come un cattolico di oggi non si sognerebbe minimamente di mettere in dubbio l’insegnamento di Gesù, vecchio di oltre 2.000 anni, sol perché la sua venuta in terra è stata consegnata alla storia, così un fascista di oggi non può ripudiare quell’idea che per venti anni ha dimostrato al mondo intero tutta la sua grandezza, solo perché i suoi nemici 70 anni fa hanno prevalso in guerra e, da allora, continuano ad opporsi al suo ritorno.

Dicevo, un tema ricorrente, quello della unità dell’area; infatti qualche giorno fa è apparso in quel forum lo scritto di un utente, sotto forma di lettera aperta al segretario di FT Luca Romagnoli.

Forse, prima di entrare nel merito di questa “lettera aperta”, è meglio premettere che ovviamente io sono per la libertà di opinione di chiunque e che non è mia intenzione criticarne il contenuto, anche se non lo condivido affatto, ma porre l’attenzione sul fatto che tale scritto, anziché essere opera di un qualunque simpatizzante o militante di destra (se i nomi hanno ancora un significato) è opera invece di una persona che, come minimo, vive in un imbarazzante stato di confusione di idee, dato che si definisce “camerata”, perfino nel suo nickname, e scrive invece come un classico antifascista di destra.

Riporto il link allo scritto incriminato "Lettera aperta a Romagnoli sul futuro della destra" (http://www.benitomussoliniforum.com/viewtopic.php?f=29&t=597 ), per chi volesse leggerlo, perché mi guardo bene dall’insozzare questo luogo riportandolo direttamente qui.

In poche parole, il senso è chiaro, il “camerata” autore si appella a Luca Romagnoli affinchè trovi il modo di riunire l’area in un unico movimento che rappresenti la destra italiana, riprendendo il tentativo, di cui rivendica la validità, già fatto dal defunto MSI quando si alleò con la Destra Nazionale, proseguendo poi con la nascita del progetto di AN.

In sostanza trattasi di una chiara istigazione al tradimento più completo, ammeso che, all’interno dell’area, questo debba ancora compiersi pienamente.

Infatti il “camerata” dimentica che, obbiettivamente, il MSI altro non fu che il prosieguo del tradimento del 25 luglio 1943 e che la confluenza di DN altro non è stata che la consegna definitiva al controllo borghese anticomunista e reazionario e una resa senza condizioni all’antifascismo. Su ciò che è stato poi AN e dove ha condotto, credo non ci sia bisogno di spendere una minima parola.

Se Romagnoli potrà mai dare peso a questo delirio in prosa, è cosa che non mi sarà mai dato sapere; una cosa è comunque evidente, cioè che il suo autore ritenga ciò molto probabile, oltre che auspicabile.

Un merito però va riconosciuto a simili individui come il “camerata” in questione e quanti, suoi simili, gli hanno pure risposto, senza mandarlo a fanculo: finalmente, con le loro esternazioni, chiariscono molte cose che a prima vista hanno sempre fatto fatica a quadrare; ora è chiaro che la ormai oscena questione della unità dell’area debba essere archiviata per sempre e non perché, come a tanti sembra, le dirigenze dei vari movimenti si mostrano sorde a questa importante esigenza ma, piuttosto, perché l’obiettivo di quanti la invocano un giorno si e l’altro pure, sarebbe in realtà una unità in chiave antifascista.

In questo caso la priorità per i veri fascisti sembra dunque diventare un’altra: tracciare un solco profondo tutto intorno e tenere a debita distanza tutti i traditori, consapevoli o meno che siano.

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sabato 19 settembre 2009

Sono e resterò razzista

So che ci sono uomini e donne che in qualche modo sono giunti in Italia da nazioni straniere e so che, quando sono arrivati, hanno baciato e benedetto il suolo nuovo; so che hanno sempre amato e rispettato chi li ha accolti; so che hanno fatto enormi sacrifici, conducendo una vita difficile prima di trovare un lavoro soddisfacente, vivendo con onestà; so che hanno dovuto modificare usi e costumi per adattarsi, ma lo hanno fatto con piacere e con la speranza di farsi accettare in terra straniera; so che questi uomini e donne, con i propri figli, oggi si sentono italiani e si comportano da italiani, molto meglio di tanti italiani di nascita.

Questi uomini e donne, ovunque siano nati, oggi sono miei fratelli!

La razza umana è l'unica. Chi, nelle propria vita, dimostra di possedere umana dignità e senso della Giustizia, allora appartiene a questa razza, diversamente ne è fuori e merita ogni tipo di discriminazione.

Chi (o cosa), qualche giorno fa ha ucciso la figlia a coltellate, perchè aveva una relazione sentimentale con un italiano, non è un marocchino, è un disumano.

Costui è solo l'ultimo di innumerevoli disumani che, approfittando della cieca compassione del nostro popolo, è giunto un giorno nella nostra nazione con la propria famiglia, ha trovato occupazione e vi si è stabilito; ma non lo ha fatto con amore e gratitudine bensì con profondo odio e disprezzo, dal primo giorno, limitando la propria finta integrazione a tutto ciò che si rendesse indispensabile per poter sfruttare la benevolenza di chi lo ha accolto e di chi gli ha dato un lavoro, affrancandolo dalla vita da cane miserabile che aveva lasciato nel proprio paese d'origine.

Non avendo seguito l'esempio di molti suoi colleghi "disumani", che spediscono le figlie indietro per sottoporle ad una educazione "tradizionale" e quindi sottrarle alla disprezzata "vita alla occidentale", ha dovuto subire la vergogna di vedere la figlia maggiore Sanaa, da musulmana, allacciare una relazione con un infedele cristiano e, per giunta, italiano.

Per questo, in oltraggio ad ogni legge umana e divina, comprese quelle della propria religione, ha deciso di uccidere la figlia e l'infedele con cui si relazionava.

A prova di quanto il "disumano" in questione sia lontano dalla nostra razza, come ha testimoniato il fidanzato della ragazza uccisa, salvo per miracolo, l'intento premeditato dell'assassino era chiaramente quello di decapitare la figlia, riuscendo però "solo" a sgozzarla, ma tanto è bastato perchè la ragazza morisse dissanguata.

Non solo il "disumano" non è pentito di quanto ha fatto ma ha già incassato il perdono dei familiari, moglie in testa, a dimostrazione del fatto che tutta la famiglia è composta da potenziali assassini e, considerando che vi sono altre figlie più piccole, il rischio che queste facciano la stessa fine della sorella, qualora tentino di umanizzarsi, è altissimo.

Se la dignità umana avesse un senso e vi fosse un senso della giustizia presso i nostri governanti, tutta la famiglia dell'assassino verrebbe presa, ingabbiata, e rispedita nella sua terra di origine, dove, con ogni probabilità, troverebbe maggiore comprensione e "disumana" solidarietà.

Invece gli indegni sono parte integrante della nostra classe politica e delle nostre istituzioni. Come sappiamo, fra costoro c'è addirittura chi vorrebbe elargire la cittadinanza italiana ed il diritto di voto ad ogni straniero, con la stessa facilità con cui si distribuiscono i volantini pubblicitari, senza preoccuparsi di verificare se i beneficiari posseggono i requisiti morali ed etici per entrare a far parte del popolo italiano.

Morale? Etica? Ma se non siamo neanche in grado di distinguere un essere umano!

La mia razza è la razza umana ed io sono e resterò sempre razzista!

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